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	<title>Commenti per MET Economia</title>
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	<description>Ricerche, studi e valutazioni per le politiche pubbliche</description>
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		<title>Commenti su Le risposte alla crisi: ovvero, dell’incapacità di proposta della scienza economica (in Italia) di Raffaele Mannelli - Regione Toscana</title>
		<link>http://www.met-economia.it/?p=1940#comment-27</link>
		<dc:creator>Raffaele Mannelli - Regione Toscana</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 15:13:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sei quesiti per discutere
- Cosa può fare per lo sviluppo economico un sistema creditizio, non più vincolato da impieghi verso imprese locali/nazionali? Nuove regole per il credito bancario sono possibili!
- Perché abbandonare la raccolta diretta del risparmio privato da parte delle imprese ad un mercato troppo asfittico e poco trasparente? Nuove regole per il mercato dei titoli sono possibili!
- Come prefigurare interventi di tassazione che incentivino la circolazione del capitale finanziario e l&#039;uso del patrimonio in attività economiche, tassando maggiormente il patrimonio ed il capitale non utilizzato in attività economiche? Nuove regole di tassazione sono possibili!
- Cosa impedisce al settore pubblico di attuare politiche di &quot;segnalazione&quot; in grado di orientare, nel medio termine, le imprese verso sentieri di sviluppo? Un nuovo ruolo del settore pubblico è possibile!
- Perché in Italia, paese europeo con il più alto tasso di micro imprese, non si realizzano politiche di sostegno per questa peculiare presenza configurandola come opportunità di sviluppo anziché considerala, nella migliore delle ipotesi, una iattura da trasformare prima in media e poi in grande impresa? Una diversa valutazione del nostro sistema di imprese è possibile!
- Perché non prendere atto che le politiche di distretto, così come l&#039;abbiamo pensate e realizzate in Italia non riescono più a sostenere appropriatamente proprio quelle imprese che oggi continuano ad essere presenti sui mercati internazionali? Un rinnovata lettura delle relazioni economiche d&#039;impresa potrebbe aiutare!

Sono semplici quesiti su cui richiedere attenzione - più articolata di quella qui dedicata - se ben formulati.
Raffaele Mannelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sei quesiti per discutere<br />
- Cosa può fare per lo sviluppo economico un sistema creditizio, non più vincolato da impieghi verso imprese locali/nazionali? Nuove regole per il credito bancario sono possibili!<br />
- Perché abbandonare la raccolta diretta del risparmio privato da parte delle imprese ad un mercato troppo asfittico e poco trasparente? Nuove regole per il mercato dei titoli sono possibili!<br />
- Come prefigurare interventi di tassazione che incentivino la circolazione del capitale finanziario e l&#8217;uso del patrimonio in attività economiche, tassando maggiormente il patrimonio ed il capitale non utilizzato in attività economiche? Nuove regole di tassazione sono possibili!<br />
- Cosa impedisce al settore pubblico di attuare politiche di &#8220;segnalazione&#8221; in grado di orientare, nel medio termine, le imprese verso sentieri di sviluppo? Un nuovo ruolo del settore pubblico è possibile!<br />
- Perché in Italia, paese europeo con il più alto tasso di micro imprese, non si realizzano politiche di sostegno per questa peculiare presenza configurandola come opportunità di sviluppo anziché considerala, nella migliore delle ipotesi, una iattura da trasformare prima in media e poi in grande impresa? Una diversa valutazione del nostro sistema di imprese è possibile!<br />
- Perché non prendere atto che le politiche di distretto, così come l&#8217;abbiamo pensate e realizzate in Italia non riescono più a sostenere appropriatamente proprio quelle imprese che oggi continuano ad essere presenti sui mercati internazionali? Un rinnovata lettura delle relazioni economiche d&#8217;impresa potrebbe aiutare!</p>
<p>Sono semplici quesiti su cui richiedere attenzione &#8211; più articolata di quella qui dedicata &#8211; se ben formulati.<br />
Raffaele Mannelli</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Aiuti di Stato in Europa: imprese italiane tra le meno agevolate di Luca Pesciarelli - BIC Lazio</title>
		<link>http://www.met-economia.it/?p=1578#comment-7</link>
		<dc:creator>Luca Pesciarelli - BIC Lazio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2011 10:58:37 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei fare alcune considerazioni che nascono dall&#039;esame dell&#039;evoluzione della crisi economica/finanziaria di questi ultimi anni e degli interventi pubblici messi in atto, evidenziati in parte dalle tabelle di MET.
In Italia il risultato di una minore percentuale di aiuti di Stato per il Settore finanziario deriva da una minore richiesta da parte degli operatori in questi settori (banche, ecc.). E&#039; evidente che la scelta della &quot;proprietà&quot; è stata dettata dalla volontà di evitare l&#039;ingerenza del settore pubblico nella gestione degli Istituti finanziari. Tale scelta ha indotto, probabilmente, le banche a ritrovare internamente il proprio equilibrio finanziario, riducendo l&#039;esposizione in operazioni di più alto rischio come il credito alle imprese soprattutto nella fase di start-up, che non possono fornire spesso opportune garanzie.
Pertanto, evidentemente, maggiori flussi di aiuti di stato al settore finanziario avrebbero invece consentito di sostenere &quot;in primis&quot; le aziende creditizie, ma indirettamente (posti comunque i vincoli di Basilea) il settore dell&#039;impresa, facilitando l&#039;erogazione del credito per le aziende ai fini dell&#039;incremento degli investimenti.
Certamente in Italia i minori aiuti di stato durante la crisi hanno consentito di evitare l&#039;ulteriore incremento dei disavanzi e quindi  del voluminoso debito pubblico. Tuttavia in altri paesi europei, con una visione di lungo termine (es. Germania), adesso si cominciano a vedere i risultati in termini di crescita del PIL delle politiche di sostegno finanziario sia diretto al settore industriale e dei servizi, sia indiretto attraverso il settore del credito. Certamente, tali scelte hanno funzionato nei paesi più virtuosi, ma meno in altri paesi dove le scelte di politica industriale e del credito sono state effettuate con minore rigore (es. Grecia).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare alcune considerazioni che nascono dall&#8217;esame dell&#8217;evoluzione della crisi economica/finanziaria di questi ultimi anni e degli interventi pubblici messi in atto, evidenziati in parte dalle tabelle di MET.<br />
In Italia il risultato di una minore percentuale di aiuti di Stato per il Settore finanziario deriva da una minore richiesta da parte degli operatori in questi settori (banche, ecc.). E&#8217; evidente che la scelta della &#8220;proprietà&#8221; è stata dettata dalla volontà di evitare l&#8217;ingerenza del settore pubblico nella gestione degli Istituti finanziari. Tale scelta ha indotto, probabilmente, le banche a ritrovare internamente il proprio equilibrio finanziario, riducendo l&#8217;esposizione in operazioni di più alto rischio come il credito alle imprese soprattutto nella fase di start-up, che non possono fornire spesso opportune garanzie.<br />
Pertanto, evidentemente, maggiori flussi di aiuti di stato al settore finanziario avrebbero invece consentito di sostenere &#8220;in primis&#8221; le aziende creditizie, ma indirettamente (posti comunque i vincoli di Basilea) il settore dell&#8217;impresa, facilitando l&#8217;erogazione del credito per le aziende ai fini dell&#8217;incremento degli investimenti.<br />
Certamente in Italia i minori aiuti di stato durante la crisi hanno consentito di evitare l&#8217;ulteriore incremento dei disavanzi e quindi  del voluminoso debito pubblico. Tuttavia in altri paesi europei, con una visione di lungo termine (es. Germania), adesso si cominciano a vedere i risultati in termini di crescita del PIL delle politiche di sostegno finanziario sia diretto al settore industriale e dei servizi, sia indiretto attraverso il settore del credito. Certamente, tali scelte hanno funzionato nei paesi più virtuosi, ma meno in altri paesi dove le scelte di politica industriale e del credito sono state effettuate con minore rigore (es. Grecia).</p>
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