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	<title>MET Economia</title>
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	<description>Ricerche, studi e valutazioni per le politiche pubbliche</description>
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		<title>Prime evidenze Indagine MET 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 09:56:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Indagine sulle imprese]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono disponibili alcune delle principali evidenze dell'indagine MET 2011 sulle imprese italiane.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 novembre 2011 si è conclusa l&#8217;indagine MET 2011 sulle imprese italiane; i relativi dati sono fruibili da inizio aprile 2012 dopo le rigorose operazioni di verifica e controllo, che hanno coinvolto il nostro comitato scientifico con la presenza di studiosi e statistici di primissimo piano (da Alleva a Zuliani, in ordine alfabetico).</p>
<p>L’obiettivo è stato quello di fornire un quadro ampio e con sufficiente dettaglio territoriale, dimensionale e settoriale di alcuni aspetti significativi della vita delle imprese: si tratta, di gran lunga, della più vasta indagine del genere svolta in Italia con circa 25.000 imprese intervistate nel 2011, facendo seguito ad altre due rilevazioni di pari numerosità condotte nel 2008 e nel 2009.</p>
<p>Una numerosità così elevata si giustifica con la necessità di avere analisi rappresentative della struttura italiana, ma anche capaci di leggere e analizzare fenomeni relativamente rari e fondamentali quali quelli (per esempio Ricerca e Internazionalizzazione) legati al segmento più dinamico e innovativo del nostro sistema produttivo.</p>
<p>Nel 2011 l’indagine è stata riproposta in modo da cogliere variazioni ed aspetti di cambiamento della struttura produttiva con particolare riferimento alle problematiche indicate e a quelle strategiche per la crescita del sistema produttivo. Le rilevazioni condotte riescono a produrre una fotografia approfondita dei cambiamenti avvenuti con la crisi economica e finanziaria, potendo utilizzare un panel molto consistente di imprese presenti nelle tre indagini considerate.</p>
<p>A <a href="http://www.met-economia.it/?page_id=632">questo link</a> sono disponibili alcune prime evidenze ricavate dall’Indagine MET 2011.</p>
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		<title>Aiuti in Europa nel 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2010 l’industria italiana ha ricevuto, secondo la UE, meno di 3 miliardi di euro a prezzi correnti.
In Rapporto al PIL la quota di risorse destinata a industria e servizi è inferiore a quasi tutti i paesi membri e a tutti i grandi paesi europei.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni del 2011 sono stati pubblicati da parte della DG Competition i dati sugli aiuti di Stato in Europa  concessi alle imprese nel 2010.</p>
<p>Alleghiamo qualche informazione che ci pare interessante.</p>
<p>Con buona pace degli analisti e degli editorialisti nostrani che continuano a dispensare perle di saggezza senza occuparsi dei numeri e delle quantità (meglio, inventando numeri non corrispondenti alla realtà) i valori pubblicati dalla UE sono pressoché allineati, per l’Italia,  <a href="http://www.met-economia.it/?p=1976" target="_blank">a quelli da noi rilevati nel Rapporto MET</a> ; ciò avviene nonostante la differenza di alcune fonti utilizzate e dei metodi di attualizzazione utilizzati dalla UE per gli interventi rimborsabili-inevitabilmente semplificati e standardizzati a scala europea per i 27 paesi- .</p>
<p>Nel 2010 l’industria italiana ha ricevuto, secondo la UE, circa 2,9 miliardi di euro a prezzi correnti.</p>
<p>In Rapporto al PIL la quota di risorse destinata ai settori dell&#8217;industria e dei servizi è inferiore a quasi tutti i paesi membri e a tutti i grandi paesi europei.</p>
<p>In modo particolare si tratta di una percentuale pari a circa un terzo di quella tedesca e francese, al 60% in meno rispetto alla media europea a 27 paesi e comunque molto al di sotto di Irlanda, Grecia ed anche della Spagna. Le differenze tra paesi sono rilevanti e prospettano un quadro molto diversificato indipendentemente dalle condizioni di finanza pubblica dei singoli paesi.</p>
<p>La quota di spesa per aiuti a questi settori in Italia è scesa anche al di sotto della stessa quota registrata per la Gran Bretagna (il paese del liberismo che, è bene ricordarlo per gli osservatori distratti,  ha anche svalutato la sterlina rispetto all’euro di poco meno del 30% -28,3%- tra il 2006 e il 2010). Va anche ricordato come i valori siano espressi in rapporto al PIL e che ciò riduce ulteriormente il valore relativo degli aiuti  nei paesi (tra questi l’Italia) che mantengono un peso del settore industriale più elevato della media.</p>
<p><strong>Aiuti  all’industria e ai servizi <strong>per paese</strong>(al netto del settore finanziario). </strong><strong>Valori correnti in percentuale del PIL</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.met-economia.it/2155-aiuti-in-europa-nel-2010/immagine_2010/" rel="attachment wp-att-2156"><img class="aligncenter size-full wp-image-2156" title="Immagine_2010" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2012/01/Immagine_2010.jpg" alt="" width="734" height="732" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Fonte: Elaborazioni MET su dati UE, DG Concorrenza (http://ec.europa.eu/competition/state_aid/studies_reports/expenditure.html)</p>
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		<title>Politica Industriale 2010: calano gli aiuti di Stato, Sud a picco</title>
		<link>http://www.met-economia.it/?p=1976</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 10:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto MET]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuti di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[competitività]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prosegue il calo delle risorse di Politica Industriale. Le imprese meridionali particolarmente penalizzate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1993" rel="attachment wp-att-1993"><img class="aligncenter size-full wp-image-1993" title="ministero-sviluppo-econ2" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/ministero-sviluppo-econ2.jpg" alt="" width="331" height="248" /></a>di Raffaele Brancati</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora sul finire del 2011 le quantificazioni della Politica Industriale e degli aiuti pubblici alle imprese presentano numeri molto discordanti e un grado di approssimazione, da parte di chi si occupa di queste analisi, sconcertante. Si utilizzano le fonti più diverse (dal bilancio dello Stato ai rendiconti delle Amministrazioni) spesso senza preoccuparsi delle duplicazioni e di errori macroscopici e si evita di citare i lavori disponibili, non molto numerosi. Per comprendere la confusione presente basti citare le differenze tra il valore massimo mai visto e recentemente pubblicato (Affuso-Nannariello,  EyesReg  –  Giornale  di  Scienze  Regionali  N°3-2011) pari a 75,2 miliardi nel 2009 e 72,3  miliardi di euro nel 2010, il valore citato dal Senatore Baldassarri come risorse cui attingere per la manovra da compiere (50 miliardi) e le stime da noi effettuate in modo accurato che –per la sola industria e i servizi alla produzione<span style="font-size: small;"><sup>1</sup></span>- sono ben al di sotto dei 3 miliardi (valore, quest’ultimo, coerente con quanto indicato dalla DG Concorrenza della UE nel suo rapporto annuo ufficiale).</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo per orientarsi nei numeri occorre occuparsi di questioni noiose e tecniche, ma non mi pare che ci siano scorciatoie possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo non si devono confondere le  grandezze della Politica Industriale:  se  si  offre  un  finanziamento  a  tasso  agevolato  da restituire (oltretutto con tassi di interesse di mercato a un livello relativamente ridotto come è il caso attuale) o un contributo in conto capitale i due valori non possono essere sommati tal  quali. Così pure se si ha un finanziamento parzialmente garantito da un fondo pubblico non è pensabile considerare l’intero ammontare del finanziamento come aiuto e neppure l’intero importo della garanzia. Queste banalità non sono normalmente considerate pur in presenza di metodi generalmente applicati e stabiliti in norme della UE, che portano al calcolo del cosiddetto Equivalente Sovvenzione. Tutto può essere criticato, ma l’errore implicito in quest’ultimo metodo è infinitamente minore degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Va poi considerato il fatto che ciò che conta realmente è la somma effettivamente pervenuta nelle casse delle aziende  (ovvero l’erogato)  e non le promesse o ciò che  viene trattenuto in varie amministrazioni o enti di gestione. Oltretutto le risorse ai privati possono essere erogate solo a fronte di norme e di procedure specifiche: quindi il modo più attendibile di procedere è quello di chiedere alle amministrazioni deputate il rendiconto di ciò che hanno speso. E’  attività lunga e noiosa, ma non impossibile (tanto è vero che la MET realizza tale lavoro da molti anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Capire come questi numeri si combinino con i valori del bilancio dello Stato sarebbe analisi molto utile, che potrebbe essere realizzata solo dalla Ragioneria Generale  dello  Stato:  al  momento  non  risultano  notizie  in proposito. I numeri che seguono sono il frutto di un lavoro meticoloso e  consolidato, siamo ovviamente disponibili  ad  ogni  confronto,  ma  è  opportuno  che  ciascuno offra spiegazioni analitiche dei numeri che si pubblicano.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza, quindi, pur limitatamente ad alcuni settori (industria e servizi alla produzione, in altri campi i dati forniti dalle amministrazioni sono ancora parziali), la ricostruzione che proponiamo è altamente affidabile. Rimangono escluse le misure di agevolazione fiscale specifica (per esempio l’esenzione delle imposte dirette per utili reinvestiti –la cosiddetta la Tremonti ter- per mancanza di informazioni analitiche), o altri interventi dedicati al lavoro (cassa integrazione o formazione) che  invece  riteniamo corretto non considerare come aiuti alle imprese in senso stretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cifre così calcolate in Equivalente Sovvenzione sono deludenti in una prospettiva di grandi strategie finanziarie: si tratta di somme modeste che registrano cali progressivi nel corso di quasi un decennio. Tra il 2002 e il 2010 il valore complessivo (a prezzi costanti) si è ridotto a quasi un terzo del suo valore iniziale con importi realmente trascurabili se paragonati con il valore della produzione industriale italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ci si confronta poi con i consueti luoghi comuni, le cifre ricavate da analisi puntuali possono far emergere molte sorprese se ci si riferisce a industria e servizi alla produzione<sup>2</sup>: le imprese meridionali non sono più particolarmente sussidiate, una percentuale elevatissima di risorse va al settore aeronautico-aerospaziale senza che ciò sia il frutto di esplicite scelte, le somme in gioco sono talmente modeste che un buon obiettivo può essere quello di meglio spenderle, magari sostenendo quella parte di aziende che cerca di competere su mercati aperti, ma non sembra determinante e neppure particolarmente utile l’idea di usarle per complessivi riequilibri delle finanze pubbliche nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore luogo comune riguarda le forme tecniche degli interventi: in Italia si usa sostenere che vi è un quasi esclusivo ricorso a interventi in conto capitale non rimborsabili (spregiativamente definiti “a fondo perduto”) e che tale prevalenza  assume dimensioni patologiche al Sud. Se si considerano tutte le risorse a livello nazionale gli interventi esclusivamente non rimborsabili sono passati dal 59% del totale nel 2005 al 27,5% nel 2010 a fronte di un sensibile aumento dei finanziamenti agevolati e delle forme miste che raggiungono il 48% del totale. Persino se ci si limita alle otto regioni del Mezzogiorno storico la quota degli interventi “non rimborsabili” passa dall’80% del 2005 al 38,7% del 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della desiderabilità o meno del processo, certamente si può dire –almeno per industria e servizi alla produzione- che il tanto criticato “fondo perduto” è ormai prassi residuale come forma a se stante ed è stato soppiantato da interventi misti o di finanziamento puro e dal tanto apprezzato (non da noi, come scritto in Fatti in cerca di idee, Donzelli ed. 2010) credito di imposta per gli investimenti o per la Ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">I 2,7 miliardi che sono stati erogati nel corso del 2010  –includendo interventi nazionali, regionali e comunitari- sono realmente poca cosa, se si considera che gli obiettivi cui si rivolgono tali risorse dovrebbero essere particolarmente ambiziosi e vorrebbero sostenere la R&amp;S dei privati, il processo di Innovazione delle imprese, l’internazionalizzazione e le esportazioni, l’accumulazione nelle regioni cosiddette “convergenza” (parte del Sud storico), la nascita di nuove attività produttive e tutti gli altri obiettivi posti dalle amministrazioni regionali e centrali in un paese importante come l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il calo, rispetto al 2009, è stato complessivamente del 9% portando la riduzione delle risorse a favore delle imprese a superare il 20% nei primi due anni della crisi. Va ricordato che nel biennio 2008-2009 (l’ultimo disponibile), si registra un <a href="http://www.met-economia.it/?p=1578" target="_blank">aumento della spesa per aiuti alle imprese in Francia, Germania, Gran Bretagna</a> e in numerosi altri paesi europei (anche senza calcolare gli interventi per la crisi in senso stretto e quelli dedicati al settore finanziario, Fonte UE DG Concorrenza).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli interventi gestiti dalle Regioni evidenziano una forte instabilità delle risorse erogate  –in funzione dei cicli di bandi e dei programmi, ma con rilevanti incertezze per gli operatori– e un calo nel 2010 (-20,5%) anche se con una differenziazione molto forte tra regione e regione. Alla luce dei consistenti tagli di bilancio, il calo registrato sembra mostrare caratteri strutturali e probabilmente indica una tendenza destinata ad affermarsi anche negli anni a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 le risorse gestite dalle amministrazioni regionali rappresentano il 24% del totale.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Figura 1. Erogazioni della Politica industriale in Italia (milioni di euro), Industria in senso stretto e servizi alla produzione</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=2013" rel="attachment wp-att-2013"><img class="aligncenter size-full wp-image-2013" title="serie" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/serie.jpg" alt="" width="1000" height="593" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fonte: Elaborazioni Rapporto MET 2011</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;">Nota:</span> I valori escludono gli interventi operati attraverso garanzie fidejiussorie su fondi pubblici che sono evidenziati separatamente; gli interventi della legge 808/85 per l&#8217;industria aeronautica ed aerospaziale  -in mancanza di informazioni analitiche- non sono regionalizzati e sono trasformati in Equivalente Sovvenzione, diversamente da quanto è avvenuto nelle precedenti ricostruzioni MET, sulla base di una ripartizione orientativa dei flussi tra finanziamento agevolato (70%) e contributo in conto capitale/conto interessi (30%); tale stima deriva dall&#8217;analisi dei pochi documenti disponibili, prevalentemente di fonte comunitaria.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le difficoltà di contabilizzazione delle garanzie pubbliche come strumento di Politica Industriale concesse per favorire l’accesso al credito delle imprese<sup>3</sup>, in attesa di ulteriori approfondimenti, consiglia di  riportare tal quali i valori delle operazioni, in particolare di quelle effettuate dal Fondo Centrale. Tra i tanti problemi di misurazione, infatti, esistono anche quelli connessi con le duplicazioni: molti fondi di garanzia regionali, infatti, alimentano  soggetti i quali concedono garanzie, ma a loro volta si contro garantiscono sul fondo centrale. Ciò porta, con tutta evidenza, al rischio di duplicazioni nel misurare gli effetti lordi.</p>
<p><strong>Tabella 1. Fondo centrale di garanzia (milioni di euro)</strong></p>
<p><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1978" rel="attachment wp-att-1978"><img class="aligncenter size-full wp-image-1978" title="fondo_garanzia" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/fondo_garanzia.jpg" alt="" width="1000" height="106" /></a></p>
<p>Fonte: MedioCredito Centrale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire come si sono orientate le risorse pubbliche è utile partire, anche in una disamina molto sintetica come quella qui prospettata, dall’andamento della spesa delle principali norme della politica in esame.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo strumento di gran lunga prevalente negli ultimi anni è rappresentato dal sostegno al settore Aeronautico e Aerospaziale: la legge 808 registra erogazioni nominali per oltre 1,8 miliardi di euro; nonostante il ridimensionamento operato stimandone una distribuzione tra interventi in finanziamenti agevolati e in conto capitale pari a una proporzione 70/30, la legge eroga circa 660 milioni di euro in Equivalente Sovvenzione.</p>
<p><strong>Tabella 2. Principali strumenti  con erogazioni nel triennio 2008-2010 a favore di industria e servizi alla produzione, totale nazionale, milioni di euro (in ESL)</strong></p>
<p><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1979" rel="attachment wp-att-1979"><img class="aligncenter size-full wp-image-1979" title="strumenti_triennio" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/strumenti_triennio.jpg" alt="" width="1000" height="530" /></a><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=2017" rel="attachment wp-att-2017"><br />
</a></p>
<p style="text-align: center;">Fonte: Elaborazioni Rapporto MET 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La rilevanza dei principali strumenti utilizzati negli ultimi tre anni (tabella 2) consente di capire meglio le scelte implicite operate e gli orientamenti seguiti.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Il sostegno al settore aeronautico e aerospaziale, pur ridimensionando fortemente gli importi attraverso il calcolo dell’Equivalente Sovvenzione Lorda applicato a una quota maggioritaria di finanziamenti agevolati, si conferma lo strumento di gran lunga più importante del panorama nazionale ed assorbe poco meno di un quarto delle risorse totali del 2010;</li>
<li>Pur con risorse calanti, il sostegno all’innovazione e alla ricerca dei privati, accresce notevolmente il suo rilievo: negli ultimi due anni la quota di risorse attribuite ai numerosi interventi nazionali e regionali dedicati a tale obiettivo supera stabilmente il 30% del totale. A livello nazionale alla instabilità di risorse e al calo degli strumenti tradizionali (Fondo Innovazione Tecnologica L46/82  e DM 593 FAR) fa da riscontro il forte aumento del credito di imposta per le spese di Ricerca che si afferma come il secondo strumento per importanza “finanziaria”. A livello regionale tal obiettivo è di gran lunga il principale perseguito dalle amministrazioni con forme e modalità di intervento diversificate.</li>
<li>Il sostegno indistinto alle attività di investimento vede ridursi drasticamente la sua importanza; nel volgere di pochi anni si passa da circa la metà del totale, ancora nel 2006, a poco più del 25%.</li>
<li>Il sostegno alle esportazioni e all’internazionalizzazione accresce fortemente le sue quote: tra il 2004 e il 2010 la sua quota passa dal 4,1% all’8,6% (quasi esclusivamente con strumenti nazionali).</li>
<li>Le regioni concentrano le loro risorse, oltre che sul già citato obiettivo del supporto all’attività di R&amp;S, anche sui servizi e sul rafforzamento del sistema locale (complessivamente circa il 14% delle risorse di propria gestione).</li>
</ul>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Le diverse regioni</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La combinazione dei vincoli finanziari e delle operatività dei singoli strumenti ha portato a profondi mutamenti nella distribuzione territoriale delle risorse.</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">L’aspetto più eclatante è rappresentato dal Sud. Pur in presenza di programmi comunitari specifici tuttora operanti nelle quattro regioni “convergenza” la quota di risorse dedicata al Mezzogiorno, ancora superiore al 65% del totale nel 2006 è scesa nel 2010 al 37%. Se poi si considera il fatto che si tratta di percentuali applicate a valori in sensibile riduzione si può comprendere la reale entità dell’intervento. Ad eccezione dell’intervento per l’Aeronautica-Aerospazio (non regionalizzabile) e dei fondi di garanzia, alle otto regioni del Mezzogiorno storico sono stati erogati a vario titolo, da interventi nazionali regionali e comunitari, meno di 758 milioni in Equivalente Sovvenzione.</li>
<li style="text-align: justify;">Negli ultimi anni, viceversa, il peso relativo di Piemonte e Lombardia da un lato (passate dal 12% del totale nel 2006 a oltre il 22% nel 2010, con un sensibile incremento anche dei valori assoluti nell’ultimo quadriennio) e del triveneto  con l’aggiunta dell’Emilia Romagna dall’altro (anche in questo caso passato da circa il 12% nel 2004 a oltre il 24%) è cresciuto apprezzabilmente.</li>
<li style="text-align: justify;">La posizione dell’Italia centrale pare più stabile, ancorché con un incremento dal 7,5 al 12,8% e  con una forte crescita della Toscana nell’ultimo anno.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tabella 3. Quote regionali delle erogazioni della politica industriale (industria e servizi alla produzione), senza la legge 808/85 Aeronautica-Aerospaz. non regionalizzabile, e senza interventi in Garanzia</strong></p>
<p><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=2017" rel="attachment wp-att-2017"><img class="aligncenter" title="quot" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/quot.jpg" alt="" width="999" height="578" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Fonte: Elaborazioni Rapporto MET 2011</p>
<p><strong><a href="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/09/sostegno-industria-2010_brancati.pdf" target="_blank">Scarica l&#8217;articolo in formato .pdf</a></strong></p>
<p><strong>Utilizza il modulo in basso per esprimere commenti e riflessioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: x-small;">Note</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: georgia, palatino; font-size: x-small;">1. Si tratta evidentemente di una visione parziale, che considera, tuttavia, il cuore delle attività orientate agli scambi internazionali e il riferimento largamente prevalente della struttura produttiva quando ci si riferisce agli aspetti di competitività del paese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">2. Diverso può essere il caso se si includono nell’analisi le utilities, le aziende municipalizzate, finanziarie a capitale pubblico, l’agricoltura e i trasporti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">3. L’errore di misurazione dato dal considerare come aiuti i finanziamenti concessi a valere sulle garanzie o le stesse garanzie non meritano neppure di essere commentati, d’altro canto il contenuto di agevolazione misurato dall’Equivalente Sovvenzione, in questo caso in modo particolare, oltre ad essere soggetto all’alea nella misurazione del costo di mercato delle fidejussioni, tende a sottovalutare il peso di una misura di particolare importanza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>19 ottobre 2011: Competitività e Struttura delle Imprese Italiane</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 12:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 19 ottobre si terrà il seminario  Competitività e Struttura delle Imprese Italiane: informazioni di base e politiche presso la sede dell'UVAL in via Liguria 26, Roma. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=2050" rel="attachment wp-att-2050"><img class="aligncenter size-full wp-image-2050" title="prova" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/10/prova.jpg" alt="" width="515" height="392" /></a></p>
<p style="text-align: center;" align="center">Ministero dello Sviluppo Economico</p>
<p style="text-align: center;" align="center">DIPARTIMENTO PER LO SVILUPPO E LA COESIONE ECONOMICA</p>
<p style="text-align: center;" align="center">NUCLEO TECNICO DI VALUTAZIONE E VERIFICA DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://http://www.dps.tesoro.it/uval.asp">UVAL </a>- UNITA’ DI  VALUTAZIONE</p>
<p style="text-align: center;" align="center"> Seminari UVAL</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong> </strong><strong>Competitività e Struttura delle Imprese Italiane: </strong><strong>informazioni di base e politiche</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Raffaele Brancati,</strong> <strong>Andrea Maresca</strong>, MET<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><strong>Roma, 19 ottobre 2011, ore 10:30</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center">UVAL, via Liguria 26, sala riunioni quinto piano</p>
<p style="text-align: center;" align="center">  Si prega di confermare la presenza al seminario entro il 17 ottobre con una mail all&#8217;indirizzo: <a href="mailto:dps.uval.segreteria@tesoro.it">dps.uval.segreteria@tesoro.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le risposte alla crisi: ovvero, dell’incapacità di proposta della scienza economica (in Italia)</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 08:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti alle imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuti di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[politiche economiche]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una breve nota che vuole commentare il grado di povertà delle riflessioni sulle politiche per lo sviluppo in Italia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Raffaele Brancati</p>
<p style="text-align: justify;">Le ipotesi di manovre correttive della finanza pubblica, le proposte di studiosi singoli o associati, le iniziative dei giornali economici hanno messo in chiara evidenza un aspetto che, almeno per me, è realmente preoccupante: non sono disponibili in Italia proposte, idee, teorie, prassi adeguate per proporre interventi orientati alla crescita con qualche credibile prospettiva di breve-medio periodo.<br />
Il recente dibattito ha mostrato tutte le debolezze possibili in questo campo, pur essendo chiaro a tutti che la stabilizzazione di indicatori che hanno al denominatore il Prodotto Interno Lordo deve prevedere una crescita di questa stessa grandezza per rendere credibile ogni processo di risanamento (oltre ad avere evidenti effetti sul reddito individuale e collettivo).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border: black 2px solid;" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/07/ZioSam_01.jpg" alt="" width="225" height="246" />Sui tagli alla spesa pubblica, o sulle misure di aumento delle entrate le critiche, possono essere diverse; molti hanno idee contrapposte, la valutazione delle opportunità cambia in funzione delle sensibilità e delle preferenze dei diversi opinionisti, delle attenzioni ai mercati finanziari e di molte altre variabili. Su questi aspetti, declinati per lo più in modo concreto, le idee sono numerose, anche se le quantificazioni sono spesso traballanti, l’attenzione alle operatività sono modeste e mettono in evidenza ignoranze davvero clamorose. Si tratta quindi di aspetti sui quali è opportuno discutere, ma esistono argomenti e riflessioni per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove la povertà di idee e di strumenti appare incredibile è sul piano delle azioni per promuovere la crescita. La superficialità dei ragionamenti e delle proposte, la voglia di non soffermarsi sugli orizzonti temporali che ci si pone realmente, e la totale assenza (anche da parte di chi si propone come portatore del “metodo scientifico”) di quantificazioni anche solo ragionevoli, assume contorni imbarazzanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo ad elencare le proposte presentate da diversi soggetti, proposte spesso incrociate sui giornali quotidiani e per le quali l’attribuzione delle paternità appare superflua.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima e più diffusa proposta per la crescita (dovendo ragionare a costi ridotti per la finanza pubblica) è quella di avviare un piano di liberalizzazioni e in particolare si cita la necessità di abolire gli albi professionali (o almeno alcuni di essi), di liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali ed altro –come mai non si citano interventi di miglior controllo sui mercati delle <em>utilities</em>?–.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, ammettiamo pure che siano tutte proposte corrette (non ho elementi per criticare tali misure), qualcuno ritiene davvero che, per esempio cancellando l’ordine degli avvocati, si possa spostare verso l’alto in misura significativa il tasso di crescita del prodotto italiano nei prossimi cinque anni? Se è così, attraverso quali meccanismi e con quali specificazioni analitiche in un orizzonte temporale relativamente limitato? Intendiamoci, si può ritenere opportuno che tali interventi debbano essere realizzati per un migliore funzionamento generale della società, ma non vedo come possano rappresentare un grande stimolo per la crescita nel prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda proposta “caratteristica” riguarda le privatizzazioni. Le privatizzazioni hanno una componente dedicata ai saldi di cassa dello Stato e una componente  di efficienza e di minori vincoli che dovrebbe essere orientata alla crescita, appunto.<br />
In linea di principio il ragionamento sembra ineccepibile, anche se qualche specificazione quantitativa andrebbe fatta: per esempio se si considera Finmeccanica, spesso citata come società pubblica da privatizzare, andrebbe anche detto che il capitale di proprietà del Ministero dell’Economia è pari solo al 30,2% ed è già in gran parte privatizzata; per l’ENI la quota è analoga. Quindi il profilo quantitativo si riduce drasticamente rispetto a quanto comunemente si pensi e ci si riferisce prevalentemente agli effetti perversi dei privilegi che rimangono in capo allo Stato in queste e in altre società: si ritiene cioè che vi sia un’elevata possibilità di crescita legata alla semplice eliminazione dei vincoli rimasti (prevalentemente riferibili a nomine e golden share). Viste le esperienze precedenti di privatizzazioni, che meriterebbero ben altre riflessioni rispetto a quelle presenti in letteratura, credo proprio che dovrebbe essere onere di chi avanza queste proposte specificare nel dettaglio gli effetti attesi. Viceversa, se si tratta solo di questioni di principio, gli effetti sulla crescita –assumiamo sempre un orizzonte di cinque anni- sarebbero presumibilmente molto modesti. Le privatizzazioni andrebbero comunque realizzate, ma almeno concentriamoci sul come evitare che si trasformino in rendite private (su questo nulla viene detto) e non attribuiamo ad esse poteri salvifici e quasi immediati sul piano della dinamica del reddito.</p>
<p style="text-align: justify;">La terza categoria di proposte riguarda altre linee di azione che tutti apprezzeremmo e tocca ciò che potremmo chiamare in termini generali un migliore funzionamento dei servizi essenziali (istruzione, giustizia civile e penale, sanità, e molto altro). Nessuna persona residente in Italia può trascurare l’importanza determinante di questi aspetti; quindi agiamo decisamente in questi campi: le possibilità di miglioramento sono molto grandi e tutti potremmo apprezzarne i risultati.<br />
Le questioni si complicano quando si voglia pensare ai tempi e ai modi. Supponiamo che l’università italiana vada ben migliorata; supponiamo pure (ma francamente la mia difficoltà ad accettarlo è totale e specifico che si tratta solo di un esercizio retorico) che il meccanismo vada messo in moto –come proposto da autorevolissimi studiosi- partendo dall’aumento delle rette per gli studenti che spingerà verso un migliore controllo della qualità dei servizi universitari (controllo che, per inciso si sta separando totalmente dalla didattica).<br />
Ciò che non viene esplicitato (tra i molti aspetti non analizzati) è il tempo necessario perchè il miglioramento dell’istruzione si trasferisca in maggiore crescita: il passaggio da un incremento delle rette a un incentivo a migliorare la didattica, da questo al miglioramento della qualità dei laureati e, una volta entrati nel mercato del lavoro, a un aumento produttività mi pare un processo non banale e certamente molto lungo. In sostanza, ben venga un miglioramento della qualità dei servizi (possibilmente con strumenti meglio fondati di quello appena menzionato), si avvii subito il processo (possibilmente dopo averlo analizzato nel dettaglio e non solo con due idee in croce), ma -ancora una volta- è difficile ritenere che possano avere alcun effetto sulla crescita a 5 (in alcuni casi neppure a 10) anni del paese. Se qualcuno vuole sostenere tesi diverse dovrebbe avere l’onere di offrire almeno un percorso logico (e quantitativo) coerente che descriva il tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste infine la “questione fiscale” i cui effetti di stimolo dovrebbero essere riferibili, per esempio, alla crescita dell’aliquota IVA a compensazione di una riduzione di quella IRAP, o, come dice il ministro Tremonti, spostare la tassazione dalle persone alle cose. La proposta, in linea di principio, pare anche ragionevole -non fosse altro perché sul mercato nazionale tasserebbe allo stesso modo produttori nazionali e produttori di beni di importazione a differenza delle imposte dirette che gravano esclusivamente sui primi- ma manca qualsiasi specificazione sulla misura. Piccoli spostamenti, che sono i più probabili nel contesto internazionale dato, avrebbero inevitabilmente modesti effetti.<br />
Per quanto riguarda le politiche per le imprese, secondo tutti gli osservatori (spesso distratti), queste vanno cancellate e fanno parte delle proposte per tagliare le spese (attribuendo a tali aiuti quantità di risorse erogate enormi e sbagliate, cfr. sezione &#8220;<a href="http://www.met-economia.it/?page_id=334" target="_blank">Politiche per le imprese</a>&#8220;).<br />
Cosa fare e, soprattutto, come fare con i vincoli di bilancio dati? Naturalmente la possibilità di orientare le azioni dello Stato non è certo compito semplice (ma diventa una missione impossibile se nessun ministro e solo rari dirigenti vi si applicano), ma su alcuni obiettivi definiti -in attesa che ci venga proposta qualche teoria innovativa della crescita- si può avviare qualche intervento.<br />
La tanto evocata e corretta Germania, pur caratterizzata da una struttura di imprese di dimensioni assai maggiore della nostra –quindi con maggiore capacità, a parità di altre condizioni, di sopportare gli oneri di ricerca o di commercializzazione in paesi lontani -, spende molte risorse pubbliche per queste politiche (il doppio dell’Italia in quota sul PIL) e interviene in modo massiccio per l’innovazione e la ricerca (con servizi e non solo con soldi), per gli esportatori e per l’accesso al credito. Forse si potrebbe cominciare ad analizzare nel dettaglio –anche strettamente operativo- gli strumenti tedeschi e le tante attività che loro realizzano. Sono politiche e forme di intervento che in Italia liquidiamo come inefficaci e inutili, ma che altrove si realizzano: perché non imparare da loro ed adattare le esperienze? Soprattutto, perché lasciare soli i produttori che competono sui mercati internazionali? Attualmente questi soggetti rappresentano una quota molto ridotta delle imprese nazionali, eppure resistono e crescono sui mercati mondiali, nonostante le molte difficoltà, ed hanno un ruolo determinante per sostenere la pur modesta dinamica del reddito nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia gli interventi diretti per le imprese, comprendendo le PMI, il sostegno alla ricerca privata, il Mezzogiorno e tutti gli interventi regionali non hanno superato i 4 miliardi nel 2009 e nel 2010 non dovrebbero aver subito drastici mutamenti. Sono risorse scarse, spesso mal utilizzate e con regole cervellotiche. Sarebbe molto utile per tutti migliorarle (anche copiando qualcosa!).<br />
Nulla di risolutivo, ma pur sempre qualcosa.</p>
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		<title>Stato e imprese: potenzialità e senso del ridicolo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiuntività]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuti di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[click day]]></category>
		<category><![CDATA[Contratto di Rete]]></category>
		<category><![CDATA[credito d'imposta]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[La politica economica con finalità strutturali, in modo particolare la parte dedicata in ogni paese all’impulso della competitività dei produttori in un mercato globale, si trova in Italia in una singolare situazione da almeno un decennio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Raffaele Brancati</p>
<p><strong><em>articolo pubblicato sul sito <a href="http://www.nelmerito.com/">http://www.nelmerito.com/</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La politica economica con finalità strutturali, in modo particolare la parte dedicata in ogni paese all’impulso della competitività dei produttori in un mercato globale, si trova in Italia in una singolare situazione da almeno un decennio.</p>
<p>Di cosa stiamo parlando? Proviamo a ragionare partendo da alcuni casi di politiche recenti ed evitiamo in questa sede approfondimenti sulla reale <strong>modestia complessiva</strong> delle risorse destinate a tali politiche sia in valori assoluti che in relazione a quanto fatto dai principali partner europei e in primo luogo dalla Germania (i valori in rapporto al PIL degli Aiuti di Stato –misurati con generosità dal Governo italiano- sono stati pari nel 2009 allo <strong>0,6% per l’Italia e al 4,8% per la Germania</strong>; escludendo gli aiuti al sistema finanziario le stesse percentuali scendono rispettivamente  allo <strong>0,33% e allo 0,58%</strong> (cfr. <a title="Aiuti di Stato in Europa: imprese italiane tra le meno agevolate" href="http://www.met-economia.it/?p=1578" target="_blank">l&#8217;articolo dedicato</a>). Un solo commento merita di essere fatto in proposito: la modestia delle risorse effettive <strong>rende evidentemente impossibil</strong>i, ammesso e non concesso che siano desiderabili, quegli scambi tra fiscalità generale e incentivi talvolta evocati.</p>
<p>I casi, dicevamo. Gli esempi da portare potrebbero essere numerosi, ma possono essere più chiari, ai fini del ragionamento che intendo svolgere, se si selezionano solo alcune delle misure che hanno registrato il maggior consenso presso l’opinione pubblica e persino presso alcuni analisti. Si tratta quindi di una distorsione voluta del ragionamento nel senso che si sceglieranno solo alcuni casi teoricamente i “migliori”.</p>
<p>Un primo esempio – di grande attualità- può essere rappresentato dal cosiddetto <strong>“Contratto di Rete”</strong>.</p>
<p>Che le reti di imprese, sia viste come distretti produttivi, sia come reti di subfornitura, sia come integrazione di filiere produttive che rinforzano reciprocamente i loro vantaggi competitivi, rappresentino una parte importante del modo italiano  (o almeno di una parte non trascurabile del nostro sistema) di competere sui mercati internazionali pare questione indubitabile. Quindi, ben venga una misura dedicata a questa realtà: da qui articoli, dibattiti e un fiorire vario di iniziative nazionali e regionali.<a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1927" rel="attachment wp-att-1927"><img class="alignright size-full wp-image-1927" title="industria_notte" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/05/industria_notte.jpg" alt="" width="480" height="321" /></a></p>
<p>Naturalmente la norma prevede una definizione molto complessa dei beneficiari e le <strong>complicazioni</strong> sono tali che i provvedimenti attuativi trovano una strada molto difficile nella loro precisazione e l’applicazione concreta non sarà agevole. Qualora si riuscisse in tale compito arduo, rimane la questione fondamentale: le dotazioni finanziarie complessive di una misura che in teoria potrebbe riguardare oltre un terzo del sistema produttivo italiano (quindi un numero colossale di imprese) sono davvero modeste, si tratta di 14 milioni di euro per anno (20 per il primo anno). Le Regioni aggiungeranno dell’altro, ma il primo requisito essenziale, le risorse, <strong>non sono certamente adeguate</strong> agli obiettivi e alle aspettative che si stanno creando, laddove i meccanismi gestionali della misura, di natura fiscale e quindi molto appetibili per gli operatori, aprirebbero le porte a un uso intensissimo dello strumento. Allo stato dei fatti, si sta ragionando di un simpatico gioco di società al quale mancano numerosi elementi essenziali per poterla definire realmente una politica con qualche speranza di efficacia.</p>
<p>Un secondo esempio da ricordare è relativo a un <strong>decreto “competitività”</strong> approvato poco prima delle elezioni politiche del 2006. In tale decreto si procedeva a una (condivisibile) riorganizzazione di tutti gli enti destinati a favorire <strong>l’internazionalizzazione delle imprese</strong>, accorpando tutti gli uffici all’estero (uffici commerciali delle ambasciate, ICE, altri enti), consentendo quindi agli operatori un riferimento unico e forse la liberazione di risorse per ampliare i servizi o ottenere dei risparmi di gestione. Un decreto trasformato in legge deve la sua ragione istituzionale all’urgenza dei problemi e dell’intervento da realizzare: per quella condivisibile riorganizzazione non sono mai stati realizzati i provvedimenti attuativi a distanza di ben cinque anni; forse avremo tra poco un analogo decreto sugli stessi temi. Ancora una volta, una politica con grandi potenzialità è stata <strong>totalmente disattesa</strong> (si badi, non inefficace, semplicemente non realizzata).</p>
<p>Un terzo esempio è rappresentato dal cosiddetto <strong>Credito di Imposta per la ricerca</strong>. Introdotto come meccanismo automatico e universale di sostegno a tutti coloro che dovevano realizzare attività di R&amp;S e di Innovazione, si è scontrato con i <strong>vincoli del bilancio pubblico</strong>: si è deciso, quindi, di razionare i beneficiari sulla base del minor tempo impiegato a presentare la domanda, accettando solo chi presentava la stessa nei primi secondi del giorno x. La perversione del cosiddetto <strong>“click day”</strong> è stata sottolineata da molti rappresentanti degli imprenditori e analisti; pochi, viceversa, hanno notato come il criterio si applicasse alle spese sostenute nell’anno precedente all’approvazione e quindi (con l’esclusione dei veggenti) sarebbe stato difficile attendersi un <strong>effetto netto</strong> della politica sulle attività di R&amp;S realizzate dalle stesse imprese in tempi precedenti. Non contenti di ciò, si pensa periodicamente di riaprire vecchie graduatorie rifinanziando la misura e consentendo di portare a detrazione spese realizzate anni prima.</p>
<p>Insomma le politiche per le imprese sono uno dei terreni in cui si esercita il caos non creativo che sembra caratterizzare tante parti della sfera pubblica nazionale senza particolari aspetti di originalità e di interesse.</p>
<p>In questo quadro si inserisce a pieno titolo la cosiddetta <strong>“Riforma degli incentivi”</strong> segnalata come imminente dalla fine del 2008, prevista come delega al Governo dalla legge 23 luglio 2009, n. 99 per il riordino della disciplina della programmazione negoziata e degli incentivi per lo sviluppo del territorio, degli interventi di reindustrializzazione di aree di crisi, degli incentivi per la ricerca, sviluppo e innovazione di competenza del Ministero dello sviluppo economico. Tale riordino pare sia stato approvato dal Consiglio dei Ministri nel mese di marzo 2011.</p>
<p>Immediatamente si è avviato un <strong>profluvio di discussioni</strong> sui temi della riforma (che nel frattempo, ironia della sorte, veniva ritirata dal medesimo Governo e rinviata al futuro): questi riguardavano solo alcuni aspetti generali riproponendo (anche utilmente) alcune questioni definitorie sui soggetti, sulle attività da privilegiare e in particolare sull’opportunità di avere <strong>interventi automatici o discrezionali</strong>, su quale possa essere la linea più efficace ed opportuna e su quali orientamenti privilegiare.</p>
<p>La questione più dibattuta, tuttavia, è rappresentata dall’indirizzo del provvedimento in cui si segnala l’opportunità dell’utilizzo di meccanismi automatici di aiuto, con particolare riferimento a quelli di natura fiscale e a quelli che utilizzano procedure di erogazione attraverso bonus fiscali, crediti d’imposta e voucher, per la promozione degli investimenti delle imprese di minore dimensione e di quelli di contenuta entità finanziaria.</p>
<p>Questo è bastato per accendere un dibattito su quale sia, rigorosamente in astratto, <strong>la forma di intervento più efficace</strong>, se quella automatica o quella valutativa; lo stesso dibattito segue quello di pochi anni or sono in cui si discettava se fossero più utili misure in conto capitale (spregiativamente indicate come a fondo perduto) o finanziamenti agevolati o altro ancora giungendo a specificare nelle leggi quadro le tecnicalità di intervento.</p>
<p>Minore attenzione è stata posta ad altri punti del provvedimento (per esempio l’indicazione di tempi massimi di alcuni procedimenti –rispetto ai quali non sono indicate sanzioni per il mancato rispetto-) che pure hanno rilievo ed interesse, ammesso che si sia in grado di realizzare un quadro amministrativo coerente.</p>
<p>Dalle premesse di questa breve nota, tuttavia, si può ricavare facilmente l’opinione di chi scrive. Le questioni essenziali della politica industriale possono essere ricondotte a due grandi tipologie:<strong> gli obiettiv</strong>i da porre specificati in modo ragionevolmente puntuale e definito, da un lato, e una <strong>definizione compiuta delle misure previste</strong>, dall’altro, laddove per definizione compiuta si devono intendere procedure applicabili e coerenti e una dotazione finanziaria in linea con gli obiettivi posti. Si tratta di banalità, ma purtroppo di banalità rivoluzionarie per l’Italia, nel senso che sono generalmente entrambe disattese da decenni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le politiche per le imprese sono possibili</strong>, anzi sono altamente desiderabili in un contesto in cui la struttura prevalente delle imprese è di dimensione piccola e piccolissima, ma nella quale le imprese più dinamiche e innovative di tutte le dimensioni competono sui mercati mondiali. Le vie per attivarsi non prevedono tanto l’elaborazione di grandi idee innovative e neppure di discutere di questioni semplicistiche o tanto generali quanto inutili; sarebbe piuttosto indispensabile un serio tentativo di capire cosa serve realmente a quelle <strong>imprese in competizione</strong> e lo sforzo di sviluppare meccanismi e procedure adatte. Non credo che vi siano alternative a un tale sforzo per certi versi umile e privo di aspetti eclatanti. Certo potrebbe aiutare nelle definizioni delle politiche uno sforzo mai compiutamente realizzato di diffondere nei dettagli operativi e nei meccanismi più minuti le prassi seguite, per esempio, in Germania o in altri paesi europei che spendono per le politiche a favore delle imprese risorse più che doppie rispetto alle nostre (anche in relazione al PIL) con risultati <strong>considerati generalmente accettabili</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Foto di </span><span style="font-size: x-small;">fRandi-Shooters</span></p>
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		<title>19 aprile 2011: Fiere e imprese negli anni 2.0</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 16:03:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Fiera di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Internazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento di Raffaele Brancati alla presentazione del terzo Rapporto Annuale Fondazione Fiera di Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Fiere e imprese negli anni 2.0</strong></p>
<p style="text-align: center;">tra internazionalizzazione e sviluppo dei territori</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Presentazione del terzo Rapporto Annuale Fondazione Fiera di Milano</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1848" rel="attachment wp-att-1848"><img class="size-full wp-image-1848 aligncenter" title="logo fiera milano2" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/04/logo-fiera-milano2.jpg" alt="" width="249" height="84" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Milano 19 aprile 2011</p>
<p style="text-align: center;">ore 14.30 Sala Consiglio, Fondazione Fiera Milano</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Apertura lavori</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Corrado Peraboni</em>,  Direttore Generale Fondazione Fiera Milano</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Interverranno</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Enrica Baccini</em>, responsabile Area Studi e Strategie Fondazione Fiera Milano</p>
<p style="text-align: left;"><em>Giampaolo Vitali</em>, segretario GEI e ricercatore CERIS-CNR</p>
<p style="text-align: left;"><em>Alessandro Terzulli</em>, Direzione Studi Economici e Relazioni Istituzionali, SACE SpA</p>
<p style="text-align: left;"><em>Raffaele Brancati</em>, economista e Direttore MET</p>
<p style="text-align: left;"><em>Francesca Golfetto</em>, professoressa Università Commerciale Luigi Bocconi</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/04/programma-presentazione-rapporto-annuale-2.jpg" target="_blank">scarica qui il programma</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Aiuti di Stato in Europa: imprese italiane tra le meno agevolate</title>
		<link>http://www.met-economia.it/?p=1578</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati]]></category>
		<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Aiuti di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto MET]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati forniti dalla Commissione Europea sottolineano come nella crisi le imprese italiane siano state tra le meno agevolate in UE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima <strong>relazione</strong> pubblicata dalla <a href="http://ec.europa.eu/competition/state_aid/studies_reports/studies_reports.html" target="_blank">Direzione Concorrenza</a> della Commissione UE offre un quadro aggiornato al 2009 sugli aiuti di Stato dei 27 Paesi Membri.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi economica ha portato a una inversione di tendenza nei livelli di aiuti: le risorse a favore dell’Industria e dei Servizi sono infatti passati, nell’aggregato EU27, dallo 0,42% del PIL nel 2007 al 2,39 nell’anno successivo, per poi raggiungere il 3,49% nel 2009 (circa 430 miliardi di euro).</p>
<p style="text-align: justify;">L’incremento registrato è attribuibile principalmente alle misure anticrisi dedicate al settore bancario, per un valore di poco inferiore al 3% del Prodotto Interno Lordo dell’aggregato UE-27.</p>
<p style="text-align: justify;">I Paesi che registrano il maggiore livello di aiuti sono quelli in cui si è maggiormente intervenuti per il salvataggio del settore finanziario: nel Regno Unito l’intervento dello Stato è stato massiccio con un flusso di risorse pari al 7,9% del PIL nel 2009. Altrettanto consistenti sono stati gli aiuti concessi in Irlanda (7,2%), in Grecia (5,9%) e in Germania (4,8%).</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di questa analisi l’Italia appare come uno tra i Paesi meno agevolati dell&#8217;Unione Europea, con un importo degli aiuti pari all’0,6% del PIL nel 2009 (0,3% nel 2008).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: large;">Totale aiuti di Stato in UE in percentuale del PIL, Industria e Servizi</span></strong></p>
<p><img class="aligncenter" title="aiuti_UE_08_09" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/04/aiuti_UE_08_09-1024x518.jpg" alt="" width="695" height="351" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><em>Fonte: Commissione Europea &#8211; DG Competition</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per depurare i risultati dagli effetti dovuti alle misure adottate per il salvataggio delle banche, è utile analizzare le risorse erogate alle imprese industriali e dei servizi al netto del comparto finanziario (comprendendo comunque gli interventi anticrisi).</p>
<p style="text-align: justify;">Nei 27 Paesi Membri complessivamente sono stati concessi aiuti pari allo 0,51% del PIL. Le politiche adottate in Italia hanno avuto un&#8217;intensità decisamente inferiore alla media europea, per un importo pari allo 0,3% del PIL nazionale, e soprattutto al di sotto dei livelli registrati nei principali <em>competitors:</em> le imprese tedesche e quelle spagnole hanno infatti beneficiato di aiuti per un importo, commisurato al PIL, di oltre il 70% superiore a quello italiano; se si considera la Francia l&#8217;intensità delle politiche è stata il doppio di quella osservata nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Va anche considerato che l&#8217;incremento registrato dall&#8217;Italia tra il 2008 e il 2009 nei dati UE (forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico) non sono del tutto coerenti con la <a title="Aiuti alle imprese" href="http://www.met-economia.it/?page_id=334" target="_blank">nostra rilevazione</a> analitica che registra un aumento molto contenuto.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><strong>Totale aiuti di Stato nel 2009 in UE, Industria e Servizi al netto del settore finanziario, in percentuale del PIL</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.met-economia.it/?attachment_id=1583" rel="attachment wp-att-1583"><img class="aligncenter size-large wp-image-1583" title="aiuti_UE_senza_finanziario" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/04/aiuti_UE_senza_finanziario-1024x587.jpg" alt="" width="695" height="398" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><em>Fonte: Elaborazioni MET su dati Commissione Europea &#8211; DG Competition</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> E&#8217; possibile esprimere una propria valutazione sull&#8217;argomento utilizzando il modulo commenti in basso.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>31 marzo 2011: L’Italia degli Innovatori. L’innovazione parte dal territorio</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 09:40:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione e Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervento MET alla giornata "L’Italia degli Innovatori" a Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>L’Italia degli Innovatori</strong><br />
<strong>L’innovazione parte dal territorio</strong></p>
<p style="text-align: center;">Roma, Confcommercio, P.za G.G. Belli, 2<br />
Giovedì 31 marzo 2011</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/03/51.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/03/51.jpg" alt="" width="600" height="90" /></a><br />
Programma preliminare</p>
<p>Ore 9.30  Saluto <em>Luigi Taranto</em>, Segretario generale Confcommercio</p>
<p>Ore 9.40 L’Italia degli Innovatori: lo stato dell’arte del progetto, <em>Davide Giacalone</em>, Presidente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione</p>
<p>Ore 10.00  Lo scenario:<br />
- Le opportunità per gli innovatori, <em>Antonio Cianci</em>, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione<br />
- <strong>I sistemi innovativi del territorio, <em>Raffaele Brancati </em>, MET-Economia</strong><br />
- Gli Incentivi e le risorse, <em>Luigi Rossi Bernardi</em>, Assessore all’innovazione, Comune di Milano<br />
- Il Rapporto sull’Innovazione nell’Italia delle Regioni, <em>Gianni Dominici</em>, Direttore generale FORUM PA</p>
<p>Ore 11.20  Tavola Rotonda: “L’innovazione per la competitività delle economie territoriali”<br />
Moderatore: Mar<em>io dal Co</em>, Direttore generale, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione</p>
<p>- <em>Alessandro Giari</em>, Presidente APSTI<br />
- <em>Nicoletta Amodio</em>, Responsabile Ricerca e Innovazione, Confindustria<br />
- <em>Gianluca Dettori</em>, Presidente Dpixel<br />
- <em>Loris Nadotti</em>, PNIcube Associazione Italiana degli Incubatori Universitari<br />
- <em>Manuela Arata</em>, Technology Transfer Officer, CNR<br />
- <em>Fabrizio Cobis</em>, Direzione generale Coordinamento e Svilupo della Ricerca, MIUR<br />
- <em>Giorgio Rapari</em>, Presidente Comissione Innovazione e Servizi, Confcommercio</p>
<p>Ore 13.00  Intervento Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio</p>
<p>Ore 13.20 Conclusioni di Renato Brunetta, Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione.</p>
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		<title>18 marzo 2011: Napoli presentazione di Fatti in cerca di idee</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto MET]]></category>
		<category><![CDATA[Fatti in cerca di idee]]></category>
		<category><![CDATA[Politica industriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione a Napoli del libro "Fatti in cerca di idee"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione del libro<img class="alignright" src="http://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2011/03/Presentazione-Napoli.jpg" alt="" width="373" height="494" /> Fatti in cerca di idee</p>
<p>Napoli 18 marzo 2011</p>
<p>ore 11:00</p>
<p>Palazzo Du Mesnil, Sala Bianca</p>
<p>via Chiatamone 61/62</p>
<p><strong>Ne discutono</strong></p>
<p>l&#8217;autore <em>Raffaele Brancati</em></p>
<p><em>Mariano D&#8217;Antonio</em>, Università Roma Tre</p>
<p><em>Antonio di Majo</em>, Università Roma Tre</p>
<p><em>Ferdinando Flagiello</em>, Presidente Confcoperative Napoli</p>
<p><em>Adriano Giannola</em>, Università di Napoli Federico II</p>
<p><strong>coordina</strong></p>
<p><em>Amedeo di Maio</em>, Università di Napoli L&#8217;Orientale</p>
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