Le reti locali

Il successo o l’insuccesso di imprese di dimensione minore ha trovato parte consistente della sua spiegazione nell’organizzazione in una qualche forma di rete locale della struttura produttiva.

Nel corso degli anni le letture sull’economia italiana e sulle performance delle imprese hanno spesso sostenuto che l’appartenenza o meno a distretti territoriali fosse un fattore cruciale nell’influenzare positivamente i risultati aziendali e persino le dinamiche aggregate. Se questo è stato senz’altro vero fino all’inizio del nuovo secolo, i segnali che negli anni ’00 l’“effetto-distretto” si sia molto indebolito sono numerosi (Sforzi 2007 e Foresti, Guelpa, Trenti 2008).

La scelta operata nell’indagine MET è stata quella di non riferirsi a una definizione territoriale rigorosa (per esempio basata su una delle ripartizioni territoriali disponibili per la stima dei sistemi locali), ma di concentrare l’attenzione sul tipo di rapporti che costituiscono la rete locale.

Le imprese sono state quindi classificate in base al grado di complessità della “rete” di appartenenza: assenza di rete locale significativa, presenza di una rete semplice (con meri rapporti di scambio commerciale) e integrazione in una rete avanzata (soggetti che presentano anche attività in comune più “sofisticate” come cooperazione, progetti di ricerca comuni, joint venture, etc.) lasciando la definizione dell’area territoriale più indeterminata e affidando il concetto di “locale” all’autodefinizione delle imprese.

Seguendo una classificazione territoriale meno rigida, il quadro d’insieme cambia prospettiva.

Nell’analizzare le determinanti del successo delle imprese italiane l’appartenenza o meno ad un qualche tipo di rete locale diviene un fattore chiave non solo per le piccole imprese, ma anche e soprattutto per le medie. La rete è in assoluto il fattore più stabile tra quelli analizzati ed è un carattere determinante (specie per le reti avanzate) per spiegare l’attività innovativa e di ricerca, l’internazionalizzazione (con forti differenze regionali), oltre che la produttività, la crescita del valore aggiunto e persino la redditività.

Per ciò che riguarda la stabilità del fenomeno “rete locale”, a livello nazionale l’86,9% delle imprese che nel 2008 appartenevano ad una qualche forma di rete avanzata conferma tale atteggiamento anche nel 2009, l’8,8% regredisce a forme più soft di rapporti interimprese mentre solo il 4,3% cessa completamente i rapporti di connessione tra aziende. Interessante il dato relativo alle reti semplici: quest’ultimo è caratterizzato da una stabilità elevatissima di imprese che mantengono il loro status tra periodi (92,9%) evidenziando flussi di uscita dal grado di appartenenza alla rete orientati esclusivamente all’aumento del livello di complessità della rete stessa (7,1%).

 Percentuale di imprese innovatrici per grado di complessità della rete locale

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download percentuale di imprese con reti locali per regione, formato .xls

A riprova del ruolo positivo della rete, la figura precedente mostra una relazione diretta tra la propensione all’Innovazione ed il grado di complessità della rete. La dipendenza tra la probabilità di innovare e la tipologia di rapporto inter-impresa è molto stretta e crescente al crescere della complessità della stessa per tutte le classi dimensionali.

Come lecito attendersi l’Innovazione è fortemente dipendente dalla componente dimensionale, nonostante ciò è opportuno sottolineare come l’effetto propulsivo che ha la rete nell’incoraggiare il processo innovativo sia tutt’altro che trascurabile. La percentuale di piccole imprese innovatrici con rete avanzata è del tutto paragonabile alla percentuale di grandi imprese caratterizzate dall’assenza totale di rapporti inter-impresa.

Tale fenomeno è confermato per ogni tipologia di Innovazione seppur con effetti relativi di diversa intensità. In particolar modo sembrerebbe che i benefici derivanti dalla partecipazione alla rete siano maggiormente concentrati per le innovazioni di prodotto. Questa tipologia di Innovazione è infatti quella che soffre maggiormente del calo della domanda generato dalla crisi economica. I dati suggeriscono che i rapporti interimpresa riescono parzialmente a mitigare tale effetto consentendo di mantenere un flusso di innovazioni di prodotto relativamente stabile anche in tale periodo di flessione.

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