Dati dall’indagine 2011

Sono disponibili le prime evidenze ricavate dall’Indagine MET 2011 (i dati sono riferiti a una indagine chiusa il 30 novembre 2011 e fruibili dal 3 aprile 2012).

L’obiettivo è stato quello di fornire un quadro ampio e con sufficiente dettaglio territoriale, dimensionale e settoriale di alcuni aspetti significativi della vita delle imprese: si tratta, di gran lunga, della più vasta indagine del genere svolta in Italia con circa 25.000 imprese intervistate nel 2011, facendo seguito ad altre due rilevazioni di pari numerosità condotte nel 2008 e nel 2009.

L’ indagine (che prevede una quota panel molto consistente: 13000 imprese sul 2009, e circa 7000 sul totale delle 3 rilevazioni) presenta  caratteristiche particolari: grandi numeri (e possibilità di analisi dettagliate), campionamento accurato e mirato alle fasce di interesse, coinvolgimento di statistici e studiosi di primo piano (da Alleva a Zuliani, in ordine alfabetico), verifica ex-post attenta con un elevato numero (5.000) di interviste di controllo ripetute.

Nel 2011 l’indagine è stata riproposta in modo da cogliere variazioni ed aspetti di cambiamento della struttura produttiva con particolare riferimento alle problematiche indicate e a quelle strategiche per la crescita del sistema produttivo. Le rilevazioni condotte riescono a produrre una fotografia approfondita dei cambiamenti avvenuti con la crisi economica e finanziaria, potendo utilizzare un panel molto consistente di imprese presenti in nelle indagini considerate.

Il questionario su cui poggia il lavoro di indagine è molto articolato e con parti del tutto originali (per esempio filiere) da cui è possibile ricavare informazioni relative:

  • alla struttura delle imprese;
  • ai mercati di vendita (anche procurement pubblico) e ai processi di internazionalizzazione;
  • agli investimenti, ai percorsi innovativi e alla R&S (con attenzione alle modalità di svolgimento);
  • alle reti di differente lunghezza, ai network di imprese e alle filiere produttive;
  • alle principali criticità riscontrate dalle imprese con particolare riferimento all’accesso al credito e alle attività di ricerca e innovazione;
  • all’utilizzo di incentivi pubblici; le politiche pubbliche e il loro utilizzo; infine allineamento con i dati di bilancio.

Il piano di analisi è articolato con parti descrittive, incroci tra aspetti potenzialmente discriminanti, analisi micro e analisi su dati panel.

Si tratta di una miniera di informazioni che richiede ancora uno sforzo di ricerca estesissimo.

A seguire, le prime evidenze sintetiche e di natura descrittiva per l’industria, con qualche dettaglio territoriale (su questi dati è possibile realizzare ulteriori approfondimenti).

Gli andamenti recenti mostrano una dinamica di bilancio, tra 2008 e 2010, con la forte crescita delle imprese in perdita nel 2009 e il parziale recupero nel 2010 (nelle aree convergenza il peggioramento è stato minore nel 2009, ma l’aumento relativo delle imprese in perdita prosegue anche nel 2010). Anche l’indagine MET conferma il forte rilievo (e aumento) delle imprese che hanno registrato un forte calo del fatturato.

Le prospettive per il 2012/2013 appaiono ancora negative soprattutto per le micro imprese, con una inversione di aspettative per tutte le classi >10 addetti.

Va sottolineata, comunque, la larga prevalenza di imprese con stazionarietà delle prospettive (oltre il 75%). A novembre 2011, quindi, l’industria più strutturata sembrava intravedere prospettive di crescita.

Andamento del fatturato 2009-2011, confronto sulla base dei comportamenti rilevati nel 2009 nel campo della R&S e dell’internazionalizzazione, valori percentuali

Sia per i dati di bilancio che per gli andamenti dichiarati e per le prospettive future, chi è attivo nella Ricerca (elaborazioni anche per chi era attivo nella ricerca a inizio periodo) ha condizioni e prospettive significativamente migliori degli altri. La differenza (in positivo) tra chi fa R&S e chi non la realizza risulta molto più marcata nelle Regioni Convergenza (RC).

Le tre chiavi del dinamismo, fortemente interrelate, si confermano Innovazione/R&S/Internazionalizzazione. Nonostante lo stretto legame tra le tre grandezze citate, nella crisi si sono registrati andamenti aggregati differenziati.

Tra il 2008 e il 2011, infatti, si è avuto un forte calo degli Investimenti e dell’introduzione di Innovazioni di Prodotto. Il fenomeno pare comprensibile in presenza di un forte calo della domanda. Per quanto riguarda la R&S, viceversa, dopo un calo del 2009 rispetto all’anno precedente, si ha una reazione apprezzabile nel 2011, per tutte le classi dimensionali sopra i 10 addetti (calo ulteriore delle micro). Da segnalare la forte ripresa anche delle Regioni Convergenza e in particolare di Puglia e Campania. Sensibile valorizzazione delle collaborazioni tra Università e Imprese.

Percentuale di imprese che svolge attività di R&S, indagini 2008, 2009 e 2011

L’indagine registra anche una dicotomia del sistema: le micro imprese, che pure si erano affacciate a queste attività, nel 2009 (rispetto al 2008) non hanno retto e hanno subito un arretramento vistoso (considerando la loro numerosità, questo incide sui valori aggregati). Viceversa la reazione (persino con aumenti apprezzabili tra 2009 e 2011) è registrabile nella fascia di imprese al di sopra dei 10 addetti (con qualche problema in più per le grandi).L’internazionalizzazioneè in accelerazione per tutte le imprese comprese tra i 10 e i 250 addetti. Per le microimprese si assiste al ripiegamento generale dopo un timido tentativo (2009), per le imprese maggiori (comunque più internazionalizzate) si ha un sostanziale assestamento della strategia.

Percentuale di imprese che svolge attività con l’estero, indagini 2008, 2009 e 2011.

Le Regioni Convergenza sono state in ulteriore arretramento relativo tra 2009 e 2011 in tutti questi aspetti eccezion fatta, come detto, per la R&S, dove le politiche, forse, hanno avuto qualche peso nel modificare i comportamenti.

Questa dinamica si registra dopo un calo più contenuto nelle quattro regioni per il 2008-2009, anche in relazione alla minore apertura internazionale del sistema industriale di queste aree. La R&S per le piccole imprese è svolta in misura consistente all’esterno (con forte calo negli anni recenti); per i rapporti con Università si può parlare di un calo meno forte, anzi di catching up per Puglia e Campania.

Le reti locali (altra chiave del dinamismo) hanno rilievo per un numero molto elevato di soggetti (tra ¼ e 1/3 delle imprese totali); prevalgono i rapporti stabili di acquisto/vendita, piuttosto che le relazioni più sofisticate di cooperazione (particolarmente ridotte al Sud). Si registra un’influenza apprezzabile delle reti su prestazioni e crescita (nel 2009 anche su occupazione).

Nel 2011 si sono svolte analisi anche su reti “lunghe”, nazionali e internazionali.

Esistono reti lunghe già a partire da dimensioni relativamente piccole. Sulle grandi dimensioni sono ampie le differenze su reti internazionali.

Le Regioni Convergenza risultano caratterizzate da reti meno lunghe.

Percentuale di imprese che ha introdotto innovazioni di prodotto principali per tipologia di rete (ampiezza geografica)

Se il campo si restringe alle filiere (relazioni stabili funzionali alla realizzazione di un prodotto specifico e specializzato) il numero di imprese misurato cala sensibilmente e coinvolge circa il 13% delle imprese italiane (22% dell’occupazione).

La differenza nella diffusione delle filiere nelle Regioni Convergenza è attutita dalla filiera Agroalimentare, ma rimane molto marcata con riferimento all’internazionalizzazione, alla tipologia di beni e soprattutto alla strategicità delle produzioni, oltre che al fatto che nelle RC sono sostanzialmente assenti dalla filiera i servizi alla produzione.

Le tre filiere con maggiore presenza sono quelle dell’ Agroalimentare/Sistema abbigliamento e moda/Meccanica. Escludendo l’Agroalimentare (di grande interesse e peso, ma molto particolare), il Sistema abbigliamento registra una prevalenza di prodotti finali al Centro N. e di semilavorati nelle Regioni Convergenza, con situazione inversa per la Meccanica. L’’internazionalizzazione delle filiere rispecchia i valori attesi con forte differenza tra le Regioni Convergenza e le altre.

La differenza principale risiede nel modo in cui si è presenti nelle filiere: il Sistema della meccanica nel Centro Nord ha una presenza strategica per il 60% (concorre, comunque, al disegno del prodotto finale), mentre nelle aree convergenza i valori sono circa il 20%. Quindi, togliendo l’Agroalimentare, che ha viceversa caratteristiche e forza relativamente simile nelle due aree, le filiere meridionali sono molto meno diffuse, con una internazionalizzazione minore, e risultano molto deboli sul piano strategico.

Va ricordato, per una corretta lettura, che anche nelle Regioni Convergenza le imprese in filiera sono molto più innovative e internazionalizzate della media del territorio.

Si registrano segnali di cambiamento con riferimento alla struttura finanziaria.

Dallo studio dei bilanci si evince un calo generalizzato della leva tra il 2008 e il 2010: la riduzione dell’indebitamento è stata marcata per le imprese più indebitate, mentre per le meno indebitate si è visto,addirittura, un aumento debito.

L’andamento complessivo, quindi, è dovuto a due dinamiche inverse: forte rientro dei debiti per le società con maggiori indebitamenti iniziali e crescita del debito per le meno esposte.

La contrazione del debito bancario, ovviamente può essere legata a una restrizione nell’offerta delle banche, o a una ridotta domanda delle imprese. Il rapporto debiti su fatturato (come proxy delle esigenze di circolante) tra il 2008 e il 2010 si è apprezzabilmente accresciuto. Così pure il vincolo finanziario dichiarato dalle imprese come vincolo agli investimenti è in sensibile calo tra il 2009 e il 2011: gli investimenti frenati più dalla domanda che dai vincoli finanziari. L’analisi dei vincoli finanziari all’attività di R&S presenta dinamiche diametralmente opposte: il passaggio dal 2009 al 2011 ha portato a  un incremento molto forte del numero di imprese che dichiara un razionamento del credito (difficoltà di accesso al credito) per finanziare progetti rischiosi come quelli di ricerca. Questo risultato è in linea con la visione della R&S come strumento potenziale per cercare una via di uscita da momenti di difficoltà. Per combattere una crisi di domanda interna un numero consistente di imprese intraprende l’attività di R&S con l’obiettivo di creare un “nuovo mercato” e generare nuova domanda. In un contesto di questo tipo, la mancanza di risorse finanziarie rappresenta un forte vincolo all’attività aziendale. In sostanza, quindi, esistono indizi per ritenere che il razionamento del credito rappresenti un fenomeno concentrato nelle imprese a maggiore esposizione (talvolta contribuendo a determinare il precipitare di crisi aziendali) e nelle imprese con obiettivi strategici più ambiziosi e impegnati in progetti a lungo termine e rischiosi caratteristici delle attività di R&S.

Percentuale di imprese che ha dichiarato limitazioni di carattere finanziario alla realizzazione di investimenti e alle attività di R&S

Gli interventi di Garanzia sostenuti dai fondi pubblici interessano una quota molto modesta delle imprese (1,3%), quota molto inferiore rispetto al numero di coloro che hanno avuto problemi di garanzie da offrire alle banche (5,6%). La distanza è molto forte per le piccole imprese, mentre si registra un grande utilizzo per le medie e le grandi dimensioni con valori pressoché identici tra difficoltà da garanzie e interventi dei fondi.

Le politiche pubbliche –coerentemente con i dati MET sulle erogazioni di aiuti ai settori di interesse che segnalano poco più di 2,7 miliardi erogati nel 2010- riguardano una percentuale trascurabile di imprese sia con riferimento agli aiuti di Stato tradizionali che con riferimento alle garanzie su fondi pubblici. Le imprese che dichiarano di aver avuto avuto agevolazioni sono meno del 2% del totale, percentuale che registra solo un lieve aumento nelle Regioni meridionali cosiddette dell’Obiettivo Convergenza. Va sottolineato come le garanzie siano usate in modo relativamente più intenso da imprese di dimensione medio grande (presumibilmente su operazioni verso l’estero).

Il rapporto debiti su fatturato (solo un indizio) non segnala restrizione del credito, mentre le risposte delle imprese mostrano un sensibile razionamento. Tale razionamento, riferito non alla gestione corrente, ma solo a investimenti e R&S, risulta in forte calo rispetto al 2009 per gli investimenti (forse a causa della crisi di domanda che blocca nuovi I) e in crescita sensibile per la R&S; va segnalato che un razionamento dichiarato più diffuso si ha nelle regioni del Sud.

In media nazionale il razionamento sulle necessità per Investimenti interessa meno del 9% delle imprese che intendevano realizzarli, mentre nel caso della R&S si raggiunge un valore prossimo al 27%.

E’ possibile accedere ad una breve presentazione in pdf dei risultati cliccando qui

Per una lettura delle principali evidenze emerse dall’indagine campionaria 2009 QUI