Aiuti alle imprese

La banca dati MET contiene i dati relativi alle politiche industriali e alle agevolazioni rivolte alle imprese dei settori dell’Industria e dei Servizi (con particolare riferimento ai servizi alle imprese). La ricostruzione dei flussi complessivi di politica industriale è frutto di una rilevazione indipendente e diretta presso le amministrazioni regionali e centrali (pubbliche o private che operano come soggetti erogatori). Il Rapporto MET si focalizza in primo luogo sulle risorse erogate: le concessioni rappresentano un indicatore di grande importanza, ma i metodi con i quali sono contabilizzate e le incertezze (nei tempi, nei modi e persino nelle quantità) ancora presenti nella strada che porta alla effettiva erogazione dell’aiuto, consigliano molta cautela. Sulla base anche di studi effettuati su alcuni dei principali strumenti di agevolazione, i tempi medi che intercorrono tra concessione del contributo ed effettivo pagamento risultano spesso molto lunghi e non omogenei (la stessa cifra, quindi, viene a distribuirsi su un arco temporale ampio). Il rilievo crescente assunto dagli strumenti di aiuto pubblico alle imprese offerti attraverso il ricorso a finanziamenti diretti (mutui agevolati), a garanzie e/o a contribuiti agli interessi legati a finanziamenti bancari, complica il quadro della cosiddetta accountability (ovvero della rendicontazione sostanziale) delle risorse utilizzate per le politiche in esame. I valori nominali non sono rappresentativi del contenuto di aiuto degli interventi (e del costo per lo Stato, dall’altra parte) e non sono confrontabili con altre forme di sussidio, se non trattandoli attraverso opportune procedure di calcolo finanziario. X

Erogazioni della politica industriale, 1999-2012 (milioni di euro) valori nominali e a prezzi costanti (deflatore degli investimenti). Industria in senso stretto e Servizi alle imprese.

Aiuti alle imprese 1999-2013
Fonte: Rapporto MET

La valutazione dei flussi attraverso il calcolo dell’Equivalente Sovvenzione Lorda (ESL) consente una corretta comparazione dei benefici finanziari determinati dalle diverse forme di aiuti alle imprese. Lo scopo è quello di rendere comparabili le grandezze finanziarie relative a diverse tipologie di contributi, si pensi ad esempio alle garanzie o alle agevolazioni erogate nella forma del finanziamento a tasso agevolato. Tali trasformazioni finanziarie naturalmente permettono di utilizzare dei dati che si approssimano meglio all’effettivo beneficio realizzato dall’impresa agevolata. Un riferimento teoricamente fondato e istituzionalmente significativo può essere quello dell’ Equivalente Sovvenzione Lorda utilizzato dalla Unione Europea. La quantificazione  del valore  degli  incentivi, basata  sulla trasformazione finanziaria dei flussi monetari ad essi connessi, si fonda sull’ipotesi che esista una capacità “teorica” degli incentivi  di modificare  le aspettative degli imprenditori  sulla  redditività dei  progetti  di  investimento.  Si ipotizza, cioè, che le imprese attuino, in qualche modo, una valutazione del valore attuale dei diversi flussi monetari connessi con la gestione di un progetto ipotetico (di investimento piuttosto che di ricerca), includendo nel calcolo gli effetti delle diverse incentivazioni (nelle loro forme più varie) e con gli effetti dei ritardi nella erogazione degli incentivi (flussi di segno negativo). Le diverse tipologie di contributi (conto capitale, contointeressi, finanziamenti agevolati e garanzie), vengono rese comparabili attraverso opportune trasformazioni finanziarie (che richiedono la raccolta di numerose informazioni come la durata dei prestiti, i tassi applicati, l’eventuale possibilità di un preammortamento…) tali da restituire un quadro coerente sugli effetti attesi sul tasso di rendimento. Per quanto riguarda la tipologia di interventi nella forma dei finanziamenti agevolati, è importante notare che, sia il beneficio per l’impresa, che il costo per l’amministrazione pubblica non possono essere in alcun modo rappresentati dal valore aggregato (o disaggregato, se si considera come unità di riferimento la singola unità agevolata) dei contributi concessi o erogati in un data finestra temporale. Questo in ragione di due aspetti fondamentali. In primo luogo, dato che nel finanziamento agevolato le quote concesse all’impresa verranno comunque restituite con una certa tempistica e seguendo un determinato schema pre-ordinato, il beneficio che si manifesta è rappresentato dalla riduzione nel costo d’uso del capitale generata principalmente dal differenziale tra il tasso di riferimento del mercato privato dei capitali e il tasso agevolato garantito dall’amministrazione pubblica. Il beneficio netto per l’impresa è determinato, quindi, dal risparmio che si ottiene prendendo a prestito ad un tasso agevolato piuttosto che finanziandosi attraverso il ricorso al settore privato. Da un punto di vista tecnico quindi il beneficio del contributo pubblico dell’impresa si muove su due piani differenti. Da un lato infatti esso è rappresentato dalla differenza di capitalizzazione delle rate del mutuo agevolato rispetto a quella che avrebbero ottenuto dal settore privato, dall’altro, invece, è rappresentato dal fattore di sconto applicato all’operazione, che per sua natura fa riferimento ad attività caratterizzate da fattori di rischio generalmente più penalizzanti rispetto ad una qualsiasi forma di aiuto da parte dell’amministrazione pubblica. In particolare una volta individuata la quota di erogazioni (ovvero di concessioni) che sono attribuibili a forme di finanziamento agevolato aggregate sia a livello azionale che regionale, è necessario conoscere:

  • la durata dell’ammortamento;
  • il periodo medio di pre-ammortamento;
  • la percentuale del tasso agevolato rispetto al tasso di riferimento;
  • il tasso di sconto attuato.

L’attribuzione di un valore finanziario agli interventi operanti attraverso la costituzione e l’utilizzazione di un fondo di garanzia con risorse pubbliche richiede alcune ipotesi di partenza e qualche trasformazione finanziaria per rendere comparabili i valori ottenuti con le più tradizionali forme di agevolazione di riferimento (rappresentate dai contributi in conto capitale, ovvero da quelli erogati come detrazioni dalle imposte in relazione alle spese effettuate nel periodo).
La scelta operata a livello EU e recepita dalle procedure nazionali è stata quella di quantificare la differenza tra il premio effettivamente sostenuto e quello che dovrebbe essere sostenuto accedendo ad un fondo che opera a condizioni di mercato. Il “Metodo nazionale per calcolare l’elemento di aiuto nelle garanzie a favore delle PMI”, approvato in sede europea con decisione N 4505 del 2010, prevede che il costo teorico di mercato tenga conto del fattore di rischio del fondo (nel caso del Fondo Centrale di Garanzia, al 2013, pari allo 0,57% a fronte di finanziamenti per investimenti e allo 0,65% nel caso di operazioni per il circolante), basato sulle perdite nette delle operazioni garantite, dei costi amministrativi di gestione (al 2013, nel caso del FCG tale parametro era pari allo 0,6%) e della remunerazione del capitale impegnato (al 2013 pari allo 0,32%), oltre, naturalmente, alla quota di copertura del fondo rispetto al finanziamento garantito.
Pe le operazioni con durata entro l’anno l’ESL è pari alla differenza tra il costo teorico di mercato e quello effettivo del fondo in esame. Nel caso in cui la garanzia abbia durata superiore, i differenziali degli anni successivi al primo sono attualizzati sulla base del vigente tasso di riferimento comunitario.
Per citare alcuni valori esemplificativi, le tabelle di sintesi di calcolo dell’ESL del Fondo Centrale a valere nell’autunno 2013 quantificano, nel caso di un finanziamento garantito per investimenti con una durata tra 3 e 4 anni, un ESL del 3,2% e del 2,7% con una commissione una tantum rispettivamente dello 0,5% e dell’1%. Se si considera una operazione con una durata compresa tra 9 e 10 anni i valori ESL sono rispettivamente del 7,5% e 7%.
Va segnalato come la stessa commissione, nei rapporti annuali che realizza, attribuisce un valore forfettario di ESL alle garanzie e lo quantifica nel 10% delle garanzie erogate a valere su fondi pubblici.