Aiuti di Stato in Europa: imprese italiane tra le meno agevolate

 

L’ultima relazione pubblicata dalla Direzione Concorrenza della Commissione UE offre un quadro aggiornato al 2009 sugli aiuti di Stato dei 27 Paesi Membri.

La crisi economica ha portato a una inversione di tendenza nei livelli di aiuti: le risorse a favore dell’Industria e dei Servizi sono infatti passati, nell’aggregato EU27, dallo 0,42% del PIL nel 2007 al 2,39 nell’anno successivo, per poi raggiungere il 3,49% nel 2009 (circa 430 miliardi di euro).

L’incremento registrato è attribuibile principalmente alle misure anticrisi dedicate al settore bancario, per un valore di poco inferiore al 3% del Prodotto Interno Lordo dell’aggregato UE-27.

I Paesi che registrano il maggiore livello di aiuti sono quelli in cui si è maggiormente intervenuti per il salvataggio del settore finanziario: nel Regno Unito l’intervento dello Stato è stato massiccio con un flusso di risorse pari al 7,9% del PIL nel 2009. Altrettanto consistenti sono stati gli aiuti concessi in Irlanda (7,2%), in Grecia (5,9%) e in Germania (4,8%).

Sulla base di questa analisi l’Italia appare come uno tra i Paesi meno agevolati dell’Unione Europea, con un importo degli aiuti pari all’0,6% del PIL nel 2009 (0,3% nel 2008).

Totale aiuti di Stato in UE in percentuale del PIL, Industria e Servizi

Fonte: Commissione Europea – DG Competition

Per depurare i risultati dagli effetti dovuti alle misure adottate per il salvataggio delle banche, è utile analizzare le risorse erogate alle imprese industriali e dei servizi al netto del comparto finanziario (comprendendo comunque gli interventi anticrisi).

Nei 27 Paesi Membri complessivamente sono stati concessi aiuti pari allo 0,51% del PIL. Le politiche adottate in Italia hanno avuto un’intensità decisamente inferiore alla media europea, per un importo pari allo 0,3% del PIL nazionale, e soprattutto al di sotto dei livelli registrati nei principali competitors: le imprese tedesche e quelle spagnole hanno infatti beneficiato di aiuti per un importo, commisurato al PIL, di oltre il 70% superiore a quello italiano; se si considera la Francia l’intensità delle politiche è stata il doppio di quella osservata nel nostro Paese.

Va anche considerato che l’incremento registrato dall’Italia tra il 2008 e il 2009 nei dati UE (forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico) non sono del tutto coerenti con la nostra rilevazione analitica che registra un aumento molto contenuto.

Totale aiuti di Stato nel 2009 in UE, Industria e Servizi al netto del settore finanziario, in percentuale del PIL

Fonte: Elaborazioni MET su dati Commissione Europea – DG Competition

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One thought on “Aiuti di Stato in Europa: imprese italiane tra le meno agevolate

  1. Vorrei fare alcune considerazioni che nascono dall’esame dell’evoluzione della crisi economica/finanziaria di questi ultimi anni e degli interventi pubblici messi in atto, evidenziati in parte dalle tabelle di MET.
    In Italia il risultato di una minore percentuale di aiuti di Stato per il Settore finanziario deriva da una minore richiesta da parte degli operatori in questi settori (banche, ecc.). E’ evidente che la scelta della “proprietà” è stata dettata dalla volontà di evitare l’ingerenza del settore pubblico nella gestione degli Istituti finanziari. Tale scelta ha indotto, probabilmente, le banche a ritrovare internamente il proprio equilibrio finanziario, riducendo l’esposizione in operazioni di più alto rischio come il credito alle imprese soprattutto nella fase di start-up, che non possono fornire spesso opportune garanzie.
    Pertanto, evidentemente, maggiori flussi di aiuti di stato al settore finanziario avrebbero invece consentito di sostenere “in primis” le aziende creditizie, ma indirettamente (posti comunque i vincoli di Basilea) il settore dell’impresa, facilitando l’erogazione del credito per le aziende ai fini dell’incremento degli investimenti.
    Certamente in Italia i minori aiuti di stato durante la crisi hanno consentito di evitare l’ulteriore incremento dei disavanzi e quindi del voluminoso debito pubblico. Tuttavia in altri paesi europei, con una visione di lungo termine (es. Germania), adesso si cominciano a vedere i risultati in termini di crescita del PIL delle politiche di sostegno finanziario sia diretto al settore industriale e dei servizi, sia indiretto attraverso il settore del credito. Certamente, tali scelte hanno funzionato nei paesi più virtuosi, ma meno in altri paesi dove le scelte di politica industriale e del credito sono state effettuate con minore rigore (es. Grecia).

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