Rapporto MET 2007 – Stato e imprese

Il Rapporto offre una ricostruzione dei flussi di risorse per il sostegno alle attività produttive registrati in tutte le regioni italiane; si presentano i risultati dell’indagine di campo relativa alla domanda di politiche pubbliche, che ha coinvolto 5350 imprese, e alcune considerazioni distributive sulla fiscalità diretta alle imprese.

I risultati emersi nel corso del lavoro sono riassumibili in forma schematica.

•Il primo aspetto da registrare è il forte calo delle risorse erogate alle imprese nell’ultimo quinquennio, con una riduzione accelerata delle erogazioni nel corso del 2006. Nell’ultimo anno il calo è stato in media dell’10,4%, mentre nel periodo 2002-2006, se espresso in valori costanti, la variazione è stata del -39,5%.
•Nell’ultimo anno il valore medio totale è scomponibile in un calo consistente delle erogazioni relative ai principali strumenti nazionali, -18,1%, e da una crescita molto sostenuta, +29,5%, della spesa erogata attraverso le misure governate dalle amministrazioni regionali.
•Il calo dell’utilizzo del Credito di Imposta per il Sud, della legge 488/92 e della Programmazione Negoziata determinano la dinamica negativa di quasi tutte le regioni meridionali. Va sottolineato –anche in relazione agli annunci di nuovi disegni di intervento che segnalano uno spostamento delle politiche a favore di meccanismi automatici fondati su credito di imposta- che da almeno 4 anni il Credito di Imposta sui nuovi investimenti al Sud e nelle aree deboli rappresenta il principale strumento di politica industriale italiano. I livelli finanziari di tale strumento, per esempio nel 2005, hanno superato le risorse totali dedicate alla Ricerca e Sviluppo delle imprese in tutta Italia includendo anche gli interventi delle Regioni.
•Il calo di risorse complessive non ha portato a una concentrazione su obiettivi considerati particolarmente qualificanti. La distribuzione conferma la larga prevalenza di interventi generali di supporto all’accumulazione del capitale, mentre la quota destinata a R&S rimane sostanzialmente stazionaria (20%), quella dedicata alla Internazionalizzazione rimane sotto il 3% delle risorse totali, mentre altri obiettivi (consolidamento dimensionale e ambiente, per esempio) sono largamente sottodimensionati.
•Le crescenti difficoltà di erogazione hanno molto raffreddato l’interesse delle imprese (specie PMI). In generale, la percezione dominante è quella di una situazione molto critica: la strategia non appare chiara dai due punti di vista essenziali (gli obiettivi -quali perseguire e con quali risorse- e gli strumenti -quali mantenere e con quali forme) e gli indirizzi comuni e condivisi non sono semplici da rintracciare.
•Gli annunci hanno perso larga credibilità presso gli operatori anche per via di intervalli temporali troppo lunghi tra proposte di legge e operatività degli strumenti. Se si considera il fatto che, negli ultimi anni, l’instabilità è stata diffusa anche nell’area delle regole fiscali (si pensi, per esempio, alla cancellazione della DIT) il quadro appare in tutta la sua serietà e complessità.
•Rispetto al quadro delineato, le strategie di crescita delle imprese e la loro domanda mostrano segnali di cambiamento importanti nella rilevazione effettuata durante il 2007 (primavera).
Il 14,2% delle imprese pensa di poter delocalizzare  almeno parzialmente all’estero l’attività produttiva: si tratta di un aumento significativo rispetto all’indagine 2006 (il valore era 10,4%). Sempre rispetto al 2006, in tutte le regioni italiane si osserva un aumento: gli incrementi sono più significativi in Lombardia, in Veneto, in Emilia Romagna, in Toscana  e in  Friuli V.G., tutte regioni caratterizzate da un elevato, e crescente, flusso di IDE in uscita e da una pronunciata vocazione all’export.
•Dall’indagine emerge un aumento significativo della percentuale delle imprese che ha in programma investimenti in ricerca e sviluppo (18% contro il 10% del 2006) pur in presenza di un quadro non univoco.
•Se si considera l’altro indicatore tradizionale rappresentato dalla spesa in R&S rispetto al fatturato delle imprese intervistate l’indicatore è solo leggermente più incoraggiante: le microimprese dichiarano di investire circa il 4% del loro fatturato, le piccole e le medie il 5%, mentre nel caso delle imprese di grandi dimensioni si arriva all’8%.
•Tuttavia le imprese paiono più innovative di quanto emerge dai dati tradizionali. L’autodichiarazione sull’introduzione di innovazioni di prodotto principali (oltre a quelle di processo segnalate separatamente) mostra un rilevante dinamismo con un peso della modernizzazione “leggera” da tenere in considerazione.
•Grande rilievo va dato agli investimenti immateriali che sono sempre più il veicolo delle innovazioni e che sono trascurati sia dai meccanismi di aiuto pubblico che dalla concessione di crediti a medio-lungo termine.
•Un approfondimento specifico è compiuto sull’incidenza fiscale e su possibili effetti distributivi conseguenti alle regole diffuse nei vari anni. L’esame della prima metà del decennio in corso segnala la forte instabilità delle regole che si sono succedute tra il 1997 e il 2004 con l’ulteriore importante variazione in corso. Si segnala che, dopo una fase di riduzione dell’incidenza fino al 2002, gli oneri fiscali sono cresciuti sensibilmente pur in corrispondenza di una riduzione delle aliquote nominali. Sul piano distributivo si è anche avuta una penalizzazione relativa per le imprese più dinamiche. Si rileva anche che tra i gruppi dinamici da noi individuati una percentuale significativa di imprese presenta un peso degli oneri finanziari sul MOL superiore al 30%.
estratto Rapporto MET 2007

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