LE NUOVE POLITICHE INDUSTRIALI

LE NUOVE POLITICHE INDUSTRIALI

Nella lunga coda della crisi pandemica nuove strategie vengono tracciate e importanti risorse prospettano uno scenario diverso da quello vissuto per oltre venticinque anni. Dopo l’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), le politiche economiche e di sviluppo sembrano destinate a radicali mutamenti; il traguardo dichiarato, quasi temerario, vuole realizzare nuove produzioni, nuovi modi di produrre e nuovi equilibri economici, ambientali e sociali: un intervento poderoso.

Le formidabili assegnazioni di risorse destinate alle necessarie infrastrutture e alle Grandi Transizioni si rivolgono essenzialmente agli abituali grandi gruppi, ma la loro importanza nel disegnare le strategie e il futuro non può far dimenticare il peso complessivo degli altri operatori privati, presenti o da far crescere. Occorre avere una visione di sistema più equilibrata.

Di fronte alla promozione di nuovi ambiti produttivi, quando i fabbisogni di conoscenza non sono esplicitati e ci si rivolge al nostro tessuto produttivo con le sue peculiarità, è indispensabile curare la diffusione di relazioni e interscambi tra grandi e piccoli, tra ricerca e imprese. Il mero intervento finanziario non basta e gli strumenti operativi esistenti da tempo tendono a riprodurre consuete modalità di azione pubblica. L’allentamento dei vincoli finanziari e soprattutto di quelli legati alla ricchezza del capitale umano e dei servizi di alta qualificazione richiede politiche attive e azioni specifiche.

Nel volume si presentano riflessioni sulle trasformazioni recenti del sistema produttivo, sulle evoluzioni delle politiche pubbliche e su alcuni scenari prospettati dal Piano con qualche considerazione critica e proposte per possibili orientamenti.

Le contrapposizioni tra “piccolo è bello” e “campioni nazionali” risultano vane quando gli sforzi vanno concentrati sulla trasformazione dei sistemi e sul progresso. La vera efficacia di politiche capaci di dialogare con la parte più consistente del tessuto produttivo nazionale si concretizza anche nello sviluppo delle aree marginali, nella crescita dell’economia meridionale e nella distribuzione di redditi da lavoro più dignitosi.

Se il Next Generation Italia non sarà in grado di costruire un sistema industriale e di servizi intorno ai programmi di spesa, coinvolgendo un’ampia quota di produttori, non solo ridurrà i suoi effetti moltiplicativi, con riflessi su una minore crescita economica, ma porterà a un vistoso aumento degli squilibri e delle diseguaglianze, anche in campo industriale.

Recensione sul Sole24 ore del 4 Febbraio 2022 di Carmine Fotina
Recensione sul Corriere Del Mezzogiorno Economia del 7 febbraio 2022 di Monica Mattioli


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