Le tre emergenze per la pandemia

Commento EMERGENZE

MET

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Sulla base delle analisi compiute, si rilevano numerose conseguenze della crisi economica collegata alla pandemia in atto e che sono descritte nel documento dedicato alla lettura generale dell’indagine MET-COVID 19 (https://www.met-economia.it/wp-content/uploads/2020/04/Indagine-2019_20_Covid_MET.pdf).  

Nel caso dell’industria italiana sembrano affiorare almeno tre grandi emergenze, non tutte considerate adeguatamente nel dibattito pubblico attuale.

L’indagine e le informazioni ricavate consentono un ragionamento specifico in particolare sulle due meno analizzate.

EMERGENZA LIQUIDITA’

È l’emergenza sotto gli occhi di tutti gli osservatori ed è all’attenzione dei governi di ogni livello.

Ha a che fare con le disponibilità tempestive per i pagamenti e per onorare gli impegni i cui effetti a cascata toccano l’intera economia. Per certi versi è il fronte più esposto, ma è anche quello per il quale la strumentazione, con tutte le difficoltà e farraginosità di attuazione (in Italia), è in via di predisposizione in tutti i paesi del mondo colpiti. È l’emergenza sulla quale si concentrano nell’immediato i rischi di chiusura delle attività.

EMERGENZA FINANZIARIA

Si differenzia dall’emergenza di liquidità perché attiene soprattutto alla struttura delle fonti di finanziamento rispetto alle azioni e alle scelte più di lungo periodo delle società. Per emergenza finanziaria, in questo caso, si intende l’effetto che la struttura finanziaria delle imprese, già caratteristica della specifica impresa nella fase immediatamente precedente la nuova crisi, può avere sulle scelte strategiche e di mercato. Si tratta di una fragilità che condiziona grandemente le imprese italiane e si può rilevare nelle previsioni che gli imprenditori offrono nell’indagine svolta rispetto alla gran parte degli elementi decisivi per la tenuta industriale.

Gli strumenti per rafforzare la struttura finanziaria delle imprese sono, almeno in parte, conosciuti e (alcuni più di altri) già in parte utilizzati, ma un loro utilizzo integrato (strumenti fiscali per agevolare la capitalizzazione di azionisti e soggetti privati, strumenti di equity rivolti a imprese di dimensione non grande, interventi per la riduzione del razionamento del credito, interventi specializzati, ..) non viene adeguatamente programmato.

I numeri dell’emergenza finanziaria sono leggibili nell’indagine appena svolta.

Gli indicatori della fragilità finanziaria sono numerosissimi e coerenti tra loro; qui si segnala l’indicatore di razionamento creditizio utilizzato rappresentato direttamente da finanziamenti rifiutati o da domande non presentate per attese di rifiuto.

Una tale situazione di razionamento nella fase pre-crisi influenza in misura apprezzabile le previsioni di scelte strategiche essenziali nelle proiezioni degli imprenditori con una stima diversificata degli andamenti rispetto alla situazione in assenza dell’epidemia.

Da sottolineare gli effetti particolarmente accentuati per l’occupazione, per gli investimenti e per la R&D.

Variazione media a 12 mesi attribuita all’effetto della crisi COVID

OccupatiInv. materialiSpesa R&SAltri inv immateriali
Soggetti Non Razionati-7,7-13,9-12,9-12,2
Soggetti Razionati-17,2-19,3-19,7-19,8

Fonti: Indagine MET 2019 e Indagine COVID 2020

EMERGENZA COMPETITIVITA’

L’emergenza competitività è rappresentata dall’influenza della crisi attuale sulle scelte e sulle variabili strategiche delle imprese industriali. La grandezza più esposta, anche quella il cui progresso aveva consentito una tenuta e una crescita della competitività internazionale dell’Italia, è rappresentata dall’impegno in ricerca (storicamente molto basso per l’industria nazionale, ma con forti segnali di diffusione e di miglioramento negli anni ’10).

Questo trend crescente, che già sembrava aver subito un arresto nel corso del 2019, vede un brusco arretramento nelle previsioni post-Covid-19.

Nota: le ultime due colonne rappresentano le previsioni effettuate dalle imprese nel corso dell’indagine 2019 e la stessa previsione effettuata dopo il lockdown con l’aggiornamento indagine COVID 19

Fonte: Indagine MET, vari anni e Indagine COVID-19 del 2020

Quanto questo fenomeno possa essere rilevante nell’influenzare le dinamiche delle performance industriali nazionali è difficile dirlo. Tuttavia è facile prevedere che lo scenario post-covid potrà non registrare il medesimo grado di globalizzazione che abbiamo vissuto nell’ultimo decennio, ma difficilmente il mercato vedrà una riduzione apprezzabile del grado di concorrenza e di competizione tra imprese; i driver della competitività si sono basati, almeno nel recente passato, su consistenti impegni nel campo della ricerca e una riduzione in tal senso può determinare una emergenza di più lungo periodo che deve essere affrontata tempestivamente. I fenomeni di cui si parla sono caratterizzati da fenomeni di inerzia e lasciar cadere programmi e attività nel campo della ricerca, con tutta la rete di relazioni collegata, potrebbe essere fenomeno preoccupante e destinato ad avere effetti per un lungo periodo. La ricerca delle aziende private ha logiche strettamente economiche basate sugli obiettivi delle singole imprese, ma si rileva anche un effetto occupazionale (sia in termini di stabilità relativa che in termini di qualità dell’occupazione) che non può essere trascurato da nessun policy maker.

Effetti sull’occupazione a 12 mesi distinta tra imprese con attività di ricerca e senza

Occupati
Effetti attesi 12 mesi
TotaleNo R&D-9,2
Sì R&D-6,7
Micro: 1-9 addettiNo R&D-9,6
Sì R&D-8
Piccole: 10-49 addettiNo R&D-4,9
Sì R&D-3,2
Medie: 50-249 addettiNo R&D-4,2
Sì R&D-2,1
Grandi: 250-W addettiNo R&D-7,2
Sì R&D-3,4

Fonti: Indagine MET 2019 e Indagine COVID 2020

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